Omelia (26-06-2005)
padre Paul Devreux


Leggendo questo Vangelo, la mia prima reazione è: "Ma questo cosa vuole da me, cosa pretende?".

Pregando e analizzando bene il testo scopro che Gesù non pretende proprio niente, vuole solo aiutarmi e farmi capire quanto sono importante per lui.

Si dice che una persona è degna della mia amicizia o del mio amore se manifesta gratitudine. Allo stesso modo si dice che non è degna se è ingrata. Gesù è disposto a tutto per aiutare me e i miei cari, tanto da venire a condividere le nostre croci per alleggerirle. Sono grato di questo? Il modo migliore che ho per dimostrare che sono contento di ricevere questo suo aiuto e di esserne degno è quello di dargli retta. Cosa propone Gesù? Di seguirlo sulla via dell'amore, cioè di provare a fare qualche cosa per gli altri. Mi fa questa proposta perché sa che questa è la via migliore per stare bene, perché amando vivo in comunione con lui e mi sento utile.

Se invece mi preservo e cerco di scaricare la mia croce sugli altri, più passa il tempo più mi accorgo che la mia vita è vuota e noiosa.

Facciamo un esempio: Un maggiorenne che pur lavorando rimane in casa dei genitori lo fa perché vuole aiutarli a portare la loro croce o per sfruttarli ancora? Forse c'è una via di mezzo, un mutuo aiuto, ma chi fa i piatti dopo cena? Mi sposo per amare o per essere amato? Vado a lavorare per dare o per ricevere? Dalle piccole cose vedo se sono di aiuto o di peso, se sono disposto a prendere la mia croce e ad amare o se preferisco preservarmi.

Gesù mi ama e m'invita ad essere degno del suo amore; cioè ad amare, perché si preoccupa per me e sa che ognuno raccoglie ciò che ha seminato. Chi non semina è destinato a morire di fame.

Signore insegnami giorno per giorno a portare la mia croce e ad amare fino alla piena comunione con te.