| Omelia (26-06-2005) |
| padre Romeo Ballan |
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La missione come accoglienza di Gesù e dei Suoi Riflessioni Nella conclusione del Suo "discorso missionario" (Mt 10), Gesù dispone l'animo dei suoi discepoli ad assumere due atteggiamenti necessari per chiunque è inviato ad annunciare il Regno: la vocazione con le sue esigenze e la missione come accoglienza. Un messaggio che tocca da vicino ogni cristiano, non soltanto i 'missionari'. Anzitutto, la vocazione va vissuta nell'amore. Gesù parla chiaramente di amore (v. 37) e di vita (v. 39). È in gioco la scelta "per un amore più grande". L'amore ai familiari - legittimo e benedetto - va visto insieme e confrontato con l'amore per Gesù. Solo alla luce di questi due valori (amore e vita) si può capire la necessità ma anche la relatività della croce in ordine al bene più grande che è Dio stesso; solo nella prospettiva dell'amore e della vita hanno senso le esigenze della vocazione per la missione con Gesù; solo per amore è possibile fare scelte ardue, che risultano incomprensibili per chi è fuori di questa logica. Davanti al bene supremo - che è sempre e solo Dio - si dà il giusto peso anche a valori umani importanti, quali gli affetti familiari o gli interessi professionali, riservando, però, a Dio il primo posto, la prima scelta. Il linguaggio di Gesù ('prendere la croce', 'perdere la vità) è scandaloso, sembra addirittura crudele, ma è l'unica parola che libera dalle illusioni e che ci fa trovare veramente la vita (v. 39); la via della croce è l'unica che sbocca nella vita vera: la risurrezione. * Questo messaggio riguarda sia il missionario che predica il Vangelo sia coloro ai quali lo annuncia. A questa radicalità fa appello anche Paolo (II lettura): per il Battesimo siamo chiamati a "camminare in una vita nuova" (v. 4), perché "siamo morti con Cristo" e "vivremo con Lui" (v. 8.11). Il secondo grande tema missionario di questa domenica è l'accoglienza. È esemplare l'ospitalità che la donna di Sunem e suo marito offrono al profeta Eliseo, ma lo è anche la gratitudine di questo 'uomo di Dio' verso quella coppia sterile: dopo aver consultato il suo servo Giezi, Eliseo profetizza che presto avranno un figlio (I lettura). Si tratta di gesti di accoglienza mutua, offerti nella gratuità. Gesù loda il gesto semplice, gratuito, di "chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca" (Mt 10,42). Da notare il dettaglio dell'acqua fresca, particolarmente gradita nei paesi caldi. La missione come accoglienza, vissuta sia dal missionario che dalla gente in mezzo alla quale egli lavora, ha il suo fondamento nell'identità che Gesù stabilisce tra Sé e i suoi: "Chi accoglie voi accoglie me" (v. 40); parole che riecheggiano il test del giudizio finale: "Avevo sete e mi avete dato da bere" (Mt 25,35). Si apre qui tutto il capitolo della cooperazione missionaria alle opere di evangelizzazione nel mondo intero, che è un diritto-dovere di ogni battezzato ** secondo le forme sempre valide della preghiera, sacrificio, offerte in denaro o generi, come pure in forme nuove, quali: l'informazione e formazione missionaria del Popolo di Dio; visite alle giovani comunità cristiane; accoglienza, dialogo e annuncio del Vangelo agli immigrati (legali o clandestini), rifugiati e altri; impegno dei responsabili della politica, economia, cultura, comunicazione sociale per l'ordinamento di un mondo più giusto, fraterno e solidale nella distribuzione, scambio e gestione delle risorse umane e materiali, veramente a favore di tutti nel mondo, con attenzione speciale ai più deboli e bisognosi. Parola del Papa * "Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla: assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! Solo in quest'amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest'amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest'amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall'esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo e troverete la vera vita". Benedetto XVI Omelia nell'inizio solenne del Pontificato, Roma, 24 aprile 2005 ** "La cooperazione missionaria si radica e si vive innanzitutto nell'essere personalmente uniti a Cristo: solo se si è uniti a lui come il tralcio alle vite (cf Gv 15,5), si possono produrre buoni frutti... La partecipazione alla missione universale... è il segno della maturità di fede e di una vita cristiana che porta frutti. Così il credente allarga i confini della sua carità, manifestando la sollecitudine per coloro che sono lontani, come per quelli che sono vicini". Giovanni Paolo II Redemptoris Missio (1990), n. 77 Sui passi dei Missionari - 26/6: Giornata per la carità del Papa. - 26/6: S. Vigilio (+405), terzo vescovo di Trento, evangelizzatore della regione con l'aiuto di tre missionari provenienti dalla Cappadocia (attuale Turchia); morì martire nella Val Rendena. - 28/6: S. Ireneo (135-202 ca.), nato a Smirne (Asia Minore), discepolo di S. Policarpo, divenne vescovo di Lione, grande evangelizzatore e Padre della Chiesa. - 29/6: SS. Apostoli Pietro e Paolo, missionari e fondatori della Chiesa di Roma, martirizzati sotto Nerone (+64-67 ca.). - 29/6: B. Raimondo Lullo (Maiorca, 1235-1316), terziario francescano, studioso e scrittore; andò missionario in Africa per instaurare un dialogo fraterno con i Saraceni; fu incarcerato e martirizzato. - 1/7: S. Oliviero Plunkett (1629-1681), nato in Irlanda, studiò a Roma e insegnò teologia nel Collegio di Propaganda Fide; fu arcivescovo di Armagh (Irlanda) e martirizzato a Londra. |