| Omelia (19-06-2005) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento Matteo 10,26-33 Dalla Parola del giorno Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Come vivere questa Parola? Un'espressione percorre come un ritornello tutto il brano: "Non temete!". La prima constatazione che viene da fare è allora che nel mondo la "paura" è di casa. E non potrebbe essere altrimenti, dato che essa va di pari passo con il limite che ci condiziona nel nostro stesso essere. Fin dal primo vagito, il nostro è un correre verso la morte. Siamo sospesi sul nulla: quello da cui emergiamo e quello in cui saremo risucchiati. Questa l'esperienza umana se non è raggiunta dalle folgoranti certezze della fede. Il "non temere!" è l'alternativa alla paura e si giustifica solo alla luce della fede. Non che il cristiano non avverta mai la morsa della paura. Sarebbe segno di leggerezza o di presunzione l'affrontare il pericolo, l'incognita, la morte quasi si trattasse di una passeggiata. Solo che la paura si stempera nel mare della confidenza in Dio. Per cui essa viene come riassorbita in una pacificante certezza: Dio mi custodisce come la pupilla dei suoi occhi, mi tiene nel palmo della sua mano. Io non vengo e non torno nel nulla, ma nel suo cuore. Il mio incedere in questa vita non è un assurdo e inconsistente vagare, ma un lieto pellegrinaggio verso la Patria. E nulla, proprio nulla di quello che ora vado costruendo andrà perduto. Tutto questo perché "voi valete più di molti passeri"! È la seconda constatazione su cui non possiamo e non dobbiamo sorvolare. In questa breve frase è condensata tutta la nostra grandezza. Oggi tutto tende a ridurre l'uomo a "cosa" da manipolare a piacere: la si co-struisce quando e come si vuole, la si destina a "pezzo di ricambio" o a "cavia" per esercitazioni, se ne decreta quando "gettarla finalmente nel "cassonetto"... No! Per Dio ogni uomo è "prezioso ai suoi occhi". In ognuno egli scopre i lineamenti del figlio. Per questo ci prende per mano e si china su di noi come un padre, come una madre (cf Osea 11,3-4). Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò in questa gioiosa certezza: nulla di me è insignificante per Dio. A te consegno, Signore, ogni possibile timore. Mi fido di te, perché tu sei mio Padre. La voce di un Padre della Chiesa Se non si toccano questi passeri che non valgono gran che e non sono che ombra, e se egli non ha detto: Senza Dio, bensí: «Senza vostro Padre», questa provvidenza del Padre per le piccole cose non ci si pone forse come un esempio della sollecitudine di ben altre proporzioni del suo amore nei nostri confronti? Efrem il Siro |