| Omelia (17-07-2005) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Perchè la zizzania? Problema davvero scottante quello che ci si propone per inciso nella liturgia di oggi! Ci si propone infatti l'interrogativo: "Perché il male?", con tutte le sue varianti e le differenziazioni, e cioè "Perché il dolore?", "Perché la violenza, la guerra, le ingiustizie, gli orrori, la fame.... " E in ultima analisi, giacché ogni sorta di male morale deriva da un atto peccaminoso, "Perché il peccato?" Almeno una volta ci saremo infatti chiesti spontaneamente la motivazione di tanta malvagità da parte dell'uomo e l'assenza di un Dio deciso e risolutivo contro le cattiverie, le ingiustizie, le sopraffazioni, gli sfruttamenti ai danni dei più deboli, la violenza... Come conciliare l'esistenza di un Dio buono e onnipotente con l'evidenza di tanti orrori nel mondo e soprattutto con la presenza di uomini spietati nelle ingiustizie e nelle affermate malvagità? La parabola di cui alla lettura di oggi risponde a tutte queste domande introducendo un altro protagonista nella storia della vicenda umana, antitetico a Dio principio e fautore di ogni bene: il Diavolo, antico avversario che la Chiesa ha sempre considerato come entità personale effettiva realmente esistente; questi ha introdotto la "zizzania" nel campo del Signore, vale a dire la realtà del male nel cuore degli uomini, rendendo laz comunità umana molto perfida e ostile. Sicché per tutto il decorrere della storia il bene deve necessariamente camminare in concomitanza con il male, alternandosi ad esso ed istaurandosi fra le due realtà una lotta continua senza esclusione di colpi; alla fine dei tempi tuttavia assisteremo alla sconfitta definitiva del male nella vittoria gloriosa di Cristo sul maligno. Tale è la prerogativa della speranza cristiana, la quale invita il credente a guardare oltre le evidenza del presente prescindendo dalla sola considerazione del negativo in vista della futura definitiva redenzione, in forza della quale la giustizia trionferà sulla malvagità con le dovute ricompense. Il male non è destinato ad avere la meglio nella nostra vita, mentre l'epilogo della storia verterà a vantaggio dei giusti per la loro consolazione. Ciò tuttavia non esaurisce la questione esposta poc' anzi: perché Dio (intanto) permette il male e il peccato? Oppure: perché ha permesso al mistero dell'iniquità (il Diavolo) di imperversare nella vita degli uomini? Occorre allora che ci soffermiamo nella maggiore considerazione della realtà del mondo e consideriamo innanzitutto una cosa: il fatto stesso che l'uomo possa commettere il male è una prova dell'amore di Dio nei suoi confronti: se Dio è Padre ciò non vuol dire che usa paternalismo, e pertanto si mantiene ben lungi dal proteggere l'uomo e dal guidarlo con estrema sollecitudine quasi al punto da impedirgli l'esercizio della piena libertà decisionale:, se da un lato si mostra paziente e benevolo verso di noi ponendo ogni condizione perché noi si possa scegliere il bene per il quale evidenzia anche le garanzie, dall'altro canto non omette di garantire all'uomo la libertà di scelta fra la sottomissione alla Sua volontà e la deliberazione del male e pertanto il fatto stesso che esista il peccato è conseguenza dell'amore di Dio. Non vogliamo essere fraintesi: Dio non approva certamente alcuno degli atti di cattiveria e di malvagità purtroppo esistenti, tuttavia la sussistenza della possibilità di peccare sottolinea che da parte di Dio si garantisce all'uomo libertà assoluta di decisone e questo basta ad attestare la benevolenza divina nei nostri confronti. Osserviamo in secondo luogo che nella presenza del male vi è sempre una congenita finalità: se infatti non esistesse il peccato, come potrebbe Dio mostrare la sua misericordia? Se non esistessero le ingiustizie, come potremmo noi esercitare le virtù che la lotta contro di esse di fatto comporta? Come potremmo essere meritori di guiderdoni e di ricompense se non avessimo qualcosa contro cui batterci e per cui lottare, ciò incluso la malvagità, le cattiverie e i malesseri morali? Qualche autore della latinità aveva lasciato scritto che le guerre, anche se perniciose e abominevoli, sono tuttavia necessarie affinché si producano pace e condizioni di stabilità presso ogni popolo; per estensione è il caso di dire che la presenza del male agli occhi di Dio è causativa di progetti finalizzati al bene dell'uomo e se si esprimesse questo concetto raccontando le numerose esperienze che ci hanno interessati in prima persona (compreso il sottoscritto) si riscontrerebbe ancora una volta un segno tangibile della Provvidenza. Ma la soluzione più convincente al problema del male è contenuta in alcuni versi della Prima Lettura di oggi: "Hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi."; queste parole hanno la loro eco in Isaia: ("Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva") e rendono chiaro il concetto sul perché della "zizzania", e cioè la volontà di recuperare alla vita il peccatore. Che il nostro Dio sia artefice di giustizia non vuole affatto mettere in risalto che egli sia vendicativo, e la stessa vendetta non è la qualifica determinante per la soluzione dei nostri problemi di giustizia; nella logica del Dio fatto uomo morto e risorto sulla croce la giustizia coincide piuttosto con l'amore nei confronti dell'uomo che si è smarrito nella miseria del peccato, avendo di mira la sua conversione e il reintegro nell'ordine della grazia e della familiarità con Lui. E' giusto allora che persista la zizzania e che essa non venga estirpata, anche qualora non si corresse il rischio di estirpare il grano: è possibile recuperarla e far sì che diventi una delle tante spighe rigogliose poiché Dio crede nella fondamentale potenzialità dell'uomo di sottomettersi alla Sua Parola e di ritenerla unico espediente di vita e di realizzazione umana. Cioè di convertirsi. |