| Omelia (19-06-2005) |
| don Remigio Menegatti |
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Nel tuo grande amore rispondimi, o Dio Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature La prima lettura (Ger 20,10-13) ci riporta l'invocazione del profeta, che può essere quella del popolo eletto, di fronte alle sofferenze che nascono per essere fedeli al Signore. Dalla fede sgorga l'invocazione che chiede la presenza di Dio. Lui è "al mio fianco come un prode valoroso", prode che sconfigge coloro che gli si oppongono. Dall'invocazione si passa alla lode, condivisa con quanti ascoltano, ringraziamento per la liberazione ottenuta e la fedeltà sperimentata. Il vangelo (Mt 10,26-33) è un invito a confidare nella presenza di Dio che rimane vicino ai suoi figli, e sperare nella protezione che lui offre a quanti gli si affidano e accettano le fatiche della missione. Proprio per annunciare a tutti la bontà di Dio i suoi amici possono trovare opposizione e contrarietà. Anche in questo caso non devono tenere perché il Signore sa provvedere ai suoi amici. Salmo 68 Per te io sopporto l'insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre. Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta. Io innalzo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza; per la grandezza della tua bontà, rispondimi, per la fedeltà della tua salvezza, o Dio. Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia; volgiti a me nella tua grande tenerezza. Vedano gli umili e si rallegrino; si ravvivi il cuore di chi cerca Dio, poiché il Signore ascolta i poveri e non disprezza i suoi che sono prigionieri. A lui acclamino i cieli e la terra, i mari e quanto in essi si muove. Il salmo inizia con l'invocazione di chi prende a cuore la proposta di Dio e, per questo suo zelo, deve sopportare insulti e oltraggi. C'è infatti chi non riconosce il Signore e insulta gli amici di Dio che provano lo zelo per la sua casa. La preghiera di ogni amico di Dio poggia sulla grandezza della bontà del Signore; trova forza nella fedeltà, nella tenerezza e nell'amore gratuito che Dio manifesta. La risposta di Dio diventa incoraggiamento per gli umili, che possono confidare solo nel Signore, perché lui "ascolta i poveri e non disprezza i suoi che sono prigionieri". Nel salmo emerge anche la certezza di essere ascoltati. Da questo atteggiamento germoglia la lode, a cui si uniscono "i cieli e la terra, il mare e quanto in essi si muove". Tutte le creature sono invitate a dire grazie al Signore, fedele per sempre. Un commento per ragazzi Se non ho l'ultimo tipo di cellulare, che riunisce in sé tanti altri strumenti con un'infinità di funzioni...mi sento sorpassato. Se non mi adeguo subito alla nuova tendenza in fatto di abbigliamento e accessori, penso che tutti mi considerino del medioevo. Se non uso un certo slang che va per la maggiore e "spopola" tra i giovani... Sono tanti i condizionamenti a cui sono sottoposti anche i ragazzi di oggi. Forse avviene anche nella fede: fa tendenza dire che "non credo", "sono in ricerca", "non ci capisco più nulla". Forse molti ragazzi si sentono fuori posto nell'ammettere che vivono bene la loro fede, che non sono sempre in crisi. Strano! Ci sono anche dei fatti reali che possono mettere in crisi la nostra amicizia con il Signore: sia avvenimenti che capitano attorno a noi, sia pure scelte nostre in cui ci sentiamo non più in sintonia con le proposte di Gesù. È la "persecuzione" che possiamo sperimentare noi. Non abbiamo "nemici della fede" ben precisi, ma respiriamo un'aria di crisi che mette in discussione tante cose. Cosa fare allora? Confidare nella fedeltà di Dio, come una roccia su cui costruire la propria casa, e non temere sconvolgimenti atmosferici. È più facile confidare in chi sentiamo amico. Il dialogo rende più facile l'amicizia, la confidenza, la fiducia. Dialogo che in questa realtà si chiama preghiera. Una preghiera che non può fermarsi a delle formule recitate di corsa, per mettere tranquillo Dio, o per sentirsi a posto con un dovere da assolvere mattino e sera. La preghiera aiuta se esprimiamo le nostre idee, se dialoghiamo con Dio come con i nostri amici. Se oltre che parlare noi, lasciamo parlare lui. Il vangelo contiene le sue parole, parole che ci infondono fiducia, sicurezza; parole che manifestano tenerezza, fedeltà, presenza costante e provvidenza. A queste parole di Gesù possiamo rispondere poi anche con parole di lode, per dire il grazie per la risposta alle nostre domande. "Rispondimi, o Dio!" abbiamo detto nel salmo. Il problema nasce se io ho sempre il cellulare spento o non scarico mai la posta. La risposta può arrivare, ma certamente non riesco a leggerla. Si tratta allora di abituarsi a lasciare a Dio la possibilità di inviare le sue risposte per poi leggerle. La nostra possibilità è la preghiera. Non una preghiera vissuta "di corsa": appena svegli (ancora molto addormentati), o andando a letto (addormentati e stanchi). Una preghiera seria, che esprima gusto, che aiuti a dialogare con Dio chiede tempi e calma, un po' come tutte le cose a cui ci teniamo. Un suggerimento per la preghiera Signore, penso proprio che oggi la mia richiesta sia: "insegnami a pregare". Anche se conosco le preghiere, se le uso quando me lo ricordano, o quando sono proprio in difficoltà...tu insegnami a dialogare con te. Insegnami ad aprire il vangelo e leggerlo, a prepararmi le letture domenicali, perché tu sempre mi parli; e io posso ascoltarti, ma solo se lo desidero. Insegnami a pregare, a non provare vergogna in famiglia, in gruppo, nella celebrazione comunitaria, quando ti chiedo perdono e quando ho motivi per ringraziarti. Insegnami a pregare, e allora sono certo di ascoltare veramente la tua risposta. Una risposta che mi apre il cuore alla gioia. |