| Omelia (12-06-2005) |
| padre Paul Devreux |
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Quando si parla di Gesù, il regno dei cieli è vicino; ma non nel senso che sta per arrivare, nel senso che in qualche modo lo stiamo già vivendo. Gesù manda i discepoli a predicare e questo lo rende presente in questo mondo. Dove è presente lui è presente Dio con il suo regno. Anch'io, come tutti i battezzati, sono chiamato a rendere presente questo regno a tutto vantaggio mio e di chi mi sta vicino. Per riuscire ad essere veramente operativo in questo regno non basta che lo desideri e ci provi con tutta la mia buona volontà. Occorre innanzi tutto che preghi il Padre, come dice Gesù, affinché mi dia un mandato, una missione. Così è anche per gli altri; è inutile che cerco di convincere gli altri a darsi da fare per il Regno di Dio. Ciò che è utile è pregare il Padre, che è il padrone della mèsse, affinché mandi lui operai evangelizzatori. Ma se lui è il padrone saprà meglio di me di cosa c'è o non c'è bisogno; perché allora Gesù m'invita a pregarlo? Forse perché pregando così, mi converto io e, questo è il bisogno centrale, la condizione necessaria e indispensabile che rende presente il regno di Dio ovunque vada. Pensate per esempio a cosa succedeva ovunque andava Giovanni Paolo secondo o Madre Teresa. Gli apostoli sono diventati santi, capaci di affrontare persino il martirio, non quando seguivano Gesù, ma quando si sono messi a parlare di lui al mondo. D'altronde è normale: se mando una persona a quel paese, significa che mi voglio sbarazzare di lui e che non voglio più che possa parlare di me a chicchessia, mentre se lo mando a parlare di me, cercherò di stargli il più vicino possibile perché parli bene e senta che faccio di tutto per sostenere il suo annuncio. Perciò più ho la fortuna di poter parlare del Signore, più lo scopro presente nella mia vita e questo mi converte a dargli importanza. Signore, ti prego, manda anche me. |