| Omelia (10-07-2005) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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La qualità del terreno dipende da te... In tempi di pioggia l'acqua scaturente dalle nubi si riversa su tutti gli oggetti solidi, che reagiscono ciascuno in base alla sua struttura e alle condizioni. Se l'acqua piovana discende sull'asfalto viscido del centro storico cittadino essa defluisce lungo i rigagnoli fino a raggiungere i tombini per la fogna; se si riversa sui tetti delle case, attraverso le grondaie raggiunge i pluviali e solo in presenza di particolari difformità del suolo ristagna in piccole scaffe fino a formare delle squallide pozzanghere. Sui campi coltivati essa è garanzia di benessere rurale, visto che garantisce il buon esito dei raccolti, ma non sempre è detto che possa apportare lieti frutti: in determinate circostanze infatti il terreno è sterile o non bonificato e pertanto a prescindere dalla pioggia potrebbe anche rendere poco. Sulle orme della Prima Lettura di oggi, noi possiamo paragonare la pioggia alla Parola di Dio che si diffonde sul terreno della creazione e dell'umanità oggetto di redenzione e di salvezza, e pertanto sorge spontaneo che ci domandiamo quali siano le nostre reazioni al dono divino della Rivelazione e della Parola. E' appurato infatti che da parte del Signore non manca mai la sollecitudine salvifica verso gli uomini e la Parola di Dio è penetrante in tutti i settori della nostra vita, giacché è volontà dello stesso Signore che attraverso di essa gli uomini giungano a redenzione e salvezza, ciò nondimeno non basta che Dio ci si mostri con tanta gratuità, ma occorre che ad essa vi sia corrispondenza da parte nostra così come la pioggia, per recare frutto deve incontrare terreno fertile ove far sviluppare i semi. Se prendiamo poi in considerazione la parabola evangelica di cui al brano di oggi, in Palestina vige tuttora (come allora) l'usanza di seminare prima di dissodare il terreno, con la conseguenza che non poca semente possa perdersi sul sentieri che il contadino percorre durante il suo lavoro, come anche sui rovi, sulle spine e su altri elementi che sormontano il terreno coltivato, sicché la copiosità delle messi dipende non già dalla volontà del seminatore o dalla qualità del seme, bensì dal terreno in sé medesimo. Appurato questo, ci domandiamo qual è la differenza dell'uomo dalla varietà di terreno su cui può cadere la semente, messo in relazione alla Parola di Dio? Per quanto possa sembrare inverosimile, non vi è molta differenza: le persone infatti non hanno tutti la medesima fisionomia e le loro caratteristiche variano da soggetto a soggetto, sicché vi è chi è più disposto ad accogliere e assimilare determinati argomenti, chi si mostra refrattario, chi usa indifferenza e chi si dispone all'attenzione e all'ascolto meditato; cosicché avviene che, parimenti all'acqua piovana che discende dall'alto, la Parola di Dio ha la stessa consistenza, efficacia e validità per tutti, restando in sé stessa un valido ausilio divino determinante, tuttavia non in tutti gli uomini trova la medesima corrispondenza. Non tutti infatti aprono il cuore e la mente all'ascolto della Parola o si dispongono alla docilità per carpire e assimilare il messaggio di salvezza e se il mondo non ha mutato aspetto nonostante secoli di evangelizzazione e l'incarnazione di Dio nella storia, ciò non è da attribuirsi all'inefficacia della Parola, quanto piuttosto alla mancata assimilazione dell'uomo. Non basta infatti che Dio ci si offra gratuitamente e riveli se stesso nella sua Parola e nella dinamica del Regno; occorre da parte nostra anche una qualche disponibilità ad accogliere siffatti doni, un'apertura del cuore e dello spirito che ci renda di essi meritori... Ma se prima affermavamo che fra l'uomo e la varietà dei terreni non vi è differenza, adesso ci correggiamo. Occorre infatti considerare che riscontrando che l'uomo (universalmente inteso) è dotato di raziocinio, sensibilità, potenziale apertura al trascendente e pertanto è di per sé capace di accogliere la Parola di Dio immediatamente e senza repliche. L'uomo si differenzia infatti dalle cose e dagli animali per la sua innata razionalità, la stessa con cui è approdato a risultati sconvolgenti in campo scientifico e tecnologico rinnovando i sistemi della convivenza e il corso delle cose, nonché per la fondamentale capacità di considerare le cose e gli eventi e pertanto e messo nelle condizioni di accogliere e di assimilare la Parola di Dio. Se poi aggiungiamo la certezza del dono dello Spirito con la molteplicità dei carismi e il dono singolare del discernimento, capiremo come in linea di massima siamo per stesso dono divino orientati a lui... Eccoci allora alla risposta appropriata al quesito di cui sopra: lo stato di fertilità o meno del terreno che è in noi dipende solo da noi stessi. Sono io infatti che faccio in me il bello e il cattivo tempo, io che reagisco con sollecitudine alle altrui provocazioni e alla vastità degli eventi e delle cose e pertanto dipende da me sapermi aprire all'ascolto e all'assimilazione della Parola. Questo ovviamente sapendo prescindere dai miei personali interessi, omettendo le presunte certezze e le illusorie vie di realizzazione puramente terrene e orientandomi verso il Signore. E soprattutto lasciando opportuni spazi alle ragioni del cuore, di fronte alle quali la ragione esasperata deve perdere la sua consistenza. La Parola rimane comunque la stessa e la conclusione della parabola ci offre la certezza che la realtà del Regno di Dio, per quanto difficile e compromessa possa essere in questi nostri ambiti, alla fine trionferà e avrà la meglio sul male; noi attendiamo il compiersi della speranza e il ritorno glorioso di Cristo sulla terra e con Lui lo svelamento finale della vittoria di Dio su tutto. Ebbene, tutto questo può esserci dato già in preludio attraverso l'accoglienza disinvolta e gratuita della Parola. |