Omelia (17-02-2002)
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Commento Matteo 4,1-11

Nel racconto delle tentazioni Matteo riassume simbolicamente tutti i problemi con i quali Gesù si confronterà nel corso della sua intera missione. Al contrario della coppia originaria, quella dei primi uomini, che aveva cercato ad ogni costo di diventare "come Dio"; diversamente dagli ebrei dell'esodo, che nel deserto sui ribellarono a Dio chiedendo pane, Gesù non si lascia vincere dalla tentazione. Affronterà la sua missione in obbedienza al Padre, agendo in tutto e per tutto come un semplice uomo. Il suo potere di Figlio di Dio, che appare con chiarezza nei miracoli, non sarà mai usato per costringere gli altri, né per difendere se stesso. I miracoli saranno gesti di amore, mai di potere o di comodo. Gesù si affida alla parola del Padre, sia quella scritta nella Bibbia, che quella che lo Spirito gli ispira nel cuore conducendolo passo per passo. In questo ci offre un modello, uno stile a cui ogni cristiano è chiamato a conformarsi. Tutte e tre le tentazioni mettono evidenza la sovranità unica ed assoluta di Dio nella vita del credente. Dio nella vita del cristiano non può non avere il primo posto. Ma per vincere la tentazione e dare a Dio nella nostra vita il posto che gli spetta è necessario un cammino in salita, un impegno umano, che la tradizione chiama proprio salita: Ascesi. Oggi l'ideale della vita è presentato come il facile raggiungimento di ogni desiderio, la vita dovrebbe essere un cammino in discesa, ma quante delusioni ed amari risvegli dietro questa, che non è altro che una tentazione! Le cose preziose costano sacrificio, ed anche la fede non cresce senza: impegno, silenzio, ascolto della parola di Dio, preghiera. Ma nonostante tutto ciò anche noi, come Gesù, veniamo tentati dal demonio. Satana si insinua nella nostra vita, nei nostri pensieri, e fa di tutto per allontanarci da Dio e dalla via della salvezza. La vita spirituale è dunque lotta, scontro impegnativo dal quale non possiamo sottrarci e nel quale dobbiamo entrare ben consigliati e fiduciosi nella vittoria. Questo è il motivo per cui la tradizione cristiana ha lungamente scrutato il racconto delle tentazioni, offrendo il commento quasi ad ogni sua parola. Vale la pena di riassumere alcune bellissime intuizioni patristiche dedicate a questo brano.

Dopo il battesimo nell'acqua lo Spirito conduce Gesù al battesimo nella tentazione, ma non come una persona ne costringe un'altra, ma come qualcuno consente a chi ha deciso. E' provato nella solitudine, così come Eva fu tentata quando si trovò sola. Il potere di Dio non si fa conoscere con tali prove, perché Dio non fa mai nulla d'inutile. Chi conosce la propria forza, infatti, non cerca di sfoggiarla. Se dunque il digiuno non vi gioverà per non essere tentati, vi consentirà non di meno di essere fortificati tanto da vincere la tentazione [S.Giovanni Crisostomo].

Come tentò per la gola il primo Adamo, così tenta il secondo per la fame. Il maligno, vincitore del primo, sarà vinto dal secondo e come tentò i primogeniti con la vanagloria, dicendo che sarebbero stati come Dio, ora tenta Cristo con la superbia [S.Gregorio Magno].

Gesù vuol vincere con l'umiltà e con l'autorità delle divine scritture e non con i segni del suo potere divino. In questo modo confonde di più il nemico e dà maggior onore alla natura umana indicando con quali armi anch'essa può vincere il maligno. Il maligno aveva tale potere perché usandone giungesse la sua sconfitta. Così verrà permesso ai malvagi di crocifiggerlo perché ne giungesse la salvezza [S.Girolamo].

Anche Satana cita la bibbia, ma certe citazioni non illuminano: fanno buio [S.Ambrogio].

Commento a cura di don Nazzareno Marconi