| Omelia (24-03-2002) |
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PALME E...CENERI Forse non tutti sapete che le palme benedette oggi in chiesa saranno anche utilizzate per fare le ceneri, con cui inizieremo la Quaresima il prossimo anno. Sembrerà strano, ma è così. Il Mercoledì delle ceneri (primo giorno di Quaresima) e la Domenica delle palme (ultimo giorno di Quaresima) sono legate da questo sottile filo: un filo di fumo. Il simbolo della penitenza e dell'umiliazione (le ceneri) è fatto con la stessa materia di quello della gloria e dell'esaltazione (le palme). Noi oggi ci portiamo a casa volentieri le palme benedette. Non so se faremmo lo stesso con la cenere benedetta. É molto importante però, iniziando la Settimana Santa, la settimana più importante dell'anno per i cristiani, che ci fermiamo un attimo per vedere questo sottile filo di fumo: la nostra esistenza è fatta di palme e ceneri. Se vedessimo solo le prime, peccheremmo per eccesso: non siamo ancora in Paradiso. Se vedessimo solo le seconde peccheremmo per difetto: dopo la morte c'é la risurrezione. UN PENSIERO AL GIORNO, PER PREPARARCI A DOMENICA PROSSIMA Abbiamo ascoltato la lettura della Passione secondo Matteo. Questo racconto, così lungo e bello, potrebbe suscitare infinite riflessioni. Noi qui ne offriamo sei, usando come criterio di scelta il partire dai sei dettagli della passione che sono esclusivi di Matteo. Si tratta di sei cose che solo Matteo, tra gli evangelisti, racconta della passione di Gesù. 1) "Chi di spada ferisce, di spada perisce" Al momento dell'arresto di Gesù, uno di quelli che erano con lui colpisce il servo del sommo sacerdote con la spada, ma Gesù lo blocca subito, dicendo queste parole, diventate ormai proverbiali. Solo Matteo le ricorda. Anche noi le ricordiamo e forse le abbiamo pure pronunciate, magari scherzando. Ma se ci pensiamo bene sono terribilmente impegnative e mettono fortemente in questione il nostro modo di vivere le relazioni. Gli antichi romani dicevano: "Si vis pacem, para bellum" (se vuoi la pace, prepara la guerra). Gesù oggi ci dice: 'Si vis pacem, para pacem". Con la violenza si genera solo altra violenza. Esercitare l'aggressività significa esserne poi schiacciati. Ci crediamo? A casa nostra, nelle nostre famiglie, al lavoro, a scuola, in parrocchia, con gli amici...Se vuoi la pace, prepara la pace! Tertulliano, uno scrittore cristiano dei primi secoli, ha commentato queste parole di Gesù in modo secco: "Nel disarmare Pietro, Gesù ha tolto le armi dalle mani di ogni soldato". Anche dalle nostre, quindi. Ma il perdono è una scelta della volontà, non qualcosa che viene con il sentimento. 2) "Oggi fui molto turbata in sogno, per causa di quel giusto" Mentre Pilato siede in tribunale per giudicare Gesù, la moglie gli manda a dire queste parole. Chi era questa donna? Di lei non sappiamo nulla: appare solo qui, una volta. A questa donna Gesù si rivela in un sogno. Gli studiosi ci dicono che Matteo, attraverso questo episodio, introduce un significato importante del racconto: Israele non riconosce in Gesù il Messia, e si assume la responsabilità (solo i Giudei di allora, non tutti!) della sua morte gridando: "Il suo sangue ricada su di noi". I pagani invece (la moglie di Pilato) lo riconoscono e non vogliono responsabilità sulla sua morte (Pilato si lava le mani). C'é quindi un problema di riconoscimento e di responsabilità. Che Messia riconosciamo noi? Quello dei Giudei, trionfante e glorioso, oppure quello della moglie di Pilato? La domanda è seria perché non si tratta tanto di risolvere un problema teologico, quanto di assumere la responsabilità di una scelta di vita. Vogliamo un Messia che confermi tutti i nostri progetti e idee (come accade oggi, nella religiosità utilitaristica della new age) oppure siamo disposti ad accettarlo anche nella sofferenza e nella sconfitta? Nel Battesimo, noi abbiamo riconosciuto in Gesù Cristo crocifisso e risorto il Messia inviato da Dio Padre e ci siamo assunti la responsabilità di seguirlo. Forse, però, siamo un po' come la moglie di Pilato: questo Gesù è spesso, per noi, solo un sogno. Non una realtà. 3) "La terra si scosse, le rocce si spezzarono" Presso il santuario della Verna, dove S.Francesco ricevette le stimmate, si può osservare un enorme masso spezzato in due, sotto il quale il Poverello di Assisi si ritirava spesso a pregare. I contemporanei riferiscono che lo sentivano piangere e singhiozzare: quella roccia spezzata gli ricordava la morte di Gesù. La descrizione delle rocce che si spezzarono alla morte di Gesù, come anche degli altri fenomeni grandiosi, è solo di Matteo. Ai suoi tempi si credeva che il mondo fosse pieno di cattiveria e si aspettava un mondo nuovo, migliore. Il passaggio si credeva che sarebbe stato segnato da una serie di eventi eccezionali: eclissi, alberi che trasudano sangue, pietre che si spezzano, morti che risuscitano. Non prendiamo quindi questa descrizione alla lettera, ma come affermazione di una teologia: la morte di Gesù è l'inizio del nuovo mondo. Non però come credevano gli antichi, cioè in modo improvviso e "magico", una volta per tutte. Bensì nella fatica continua delle contraddizioni di ogni giorno. Nelle nostre morti ricordiamoci che siamo già in questo nuovo mondo, ma non ancora nel pieno adempimento. La morte è stata sconfitta, anche se non ci sono morti che escono dalle tombe. La strada verso Dio è aperta, anche se non vediamo il velo del tempio squarciarsi in due da cima a fondo. La terra è stata rinnovata, anche se non la sentiamo scuotersi sotto i nostri piedi. Cristo ci ha amato fino alla fine, anche se non udiamo le rocce spezzarsi attorno a noi. 4) "E Giuda si allontanò e andò a impiccarsi" Sempre Matteo, e solo lui, ci dice che Giuda Iscariota si recò dai sommi sacerdoti e dagli anziani a riportare, preso dalla disperazione, le 30 monete con cui aveva tradito Gesù. Giuda rappresenta il tipo che è pronto a seguire Gesù, ma solo quando gli pare che possa assecondare i suoi sogni di gloria. Quando si accorge che le cose non sono come lui voleva, lo tradisce. Non vogliamo qui riflettere sul tradimento, quanto invece sulla disperazione, cioè sulla mancanza radicale di speranza. Questo è il peccato. "Giuda ha fatto un grosso errore a vendere Gesù per 30 denari -diceva Papa Giovanni Paolo I-, ma ne ha fatto uno infinitamente più grosso a non credere che il suo peccato avrebbe potuto essere perdonato". La settimana di passione ci ricorda l'amore appassionato di Gesù per l'umanità. Questa settimana molti di noi si confesseranno, in preparazione alla Pasqua. Crediamo davvero nel perdono? Siamo disposti a perdonarci, come Cristo ci perdona? O siamo come Giuda, richiusi in noi stessi, privi del desiderio della misericordia di Dio? 5) "Tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture" Matteo è l'evangelista che calca in maniera unica questa idea. Tutta la trama della sua narrazione è svolta come un copione già scritto dai profeti. Ci sono almeno 20 punti, nel Vangelo di oggi, in cui viene citato, in modo implicito o esplicito, il Vecchio Testamento. Due volte è Gesù stesso che cita l'adempimento delle Scritture. Gesù sembra partecipare a un evento già scritto nei dettagli. Aderisce liberamente a un progetto già preannunciato. Sappiamo che Matteo scriveva per i Giudei, i quali attendevano un Messia trionfatore, e quindi in questo modo sembra dire: macché trionfatore! La Bibbia lo annuncia sofferente. Cerca di rimuovere lo scandalo della morte: era tutto scritto. Questo confronto con le profezie dell'Antico Testamento era in effetti molto consolante per i primi cristiani, perché li aiutava a capire il senso della passione e ne rimuoveva un po' lo scandalo. Non c'é niente di peggio della sofferenza senza senso. Gesù oggi ci insegna che nessuna sofferenza è priva di senso, se accolta con amore. Il Papa ci ha stupito con la sua chiarezza, nel messaggio per questa Quaresima: "La vita umana è un dono, essa rimane un valore anche quando è segnata dalla sofferenza e dal limite. Un dono da accogliere e amare sempre: gratuitamente ricevuto e gratuitamente da porre al servizio degli altri" (n.2). E ci offre anche uno spunto: "Dio non permette forse che ci siano condizioni di bisogno, perché andando incontro agli altri impariamo a liberarci del nostro egoismo e a vivere dell'autentico amore evangelico?" (n.4). 6) "Sigillando la pietra e mettendovi la guardia" L'ultimo elemento che è caratteristico di Matteo è la custodia della tomba di Gesù. Sommi sacerdoti e farisei la richiedono a Pilato, per evitare che i discepoli portino via il suo corpo, dicendo poi che è risuscitato. Gesù, in questo modo, è sigillato e sorvegliato. E così lo contempleremo anche quest'anno, nel silenzio del Sabato santo, quando sembrerà che la morte abbia vinto. Forse anche a noi accade di vivere in una specie di Sabato santo permanente. Spesso, ci pare che il male trionfi. Il Papa, nel suo messaggio in occasione della XVII Giornata mondiale della gioventù, ci ricorda la nostra speranza: "Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri, e si attende allora con impazienza l'arrivo della luce dell'aurora. Cari giovani, tocca a voi essere le sentinelle del mattino che annunciano l'avvento del sole che è Cristo risorto!". Le stesse guardie che, con sicurezza, custodivano la tomba, tremeranno tramortite. La Settimana santa ci ricorda il mistero centrale della nostra fede: la morte non ha l'ultima parola. É una verità che, quanto più penetra nella nostra vita, tanto più ha il potere di consolarla. Commento a cura di padre Alvise Bellinato |