Omelia (29-05-2005)
padre Paul Devreux


Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo..."

Mi sembra importante dire che mangiare la carne e bere il sangue di un altro è un fatto normale, che faccio tutti i giorni. Se io sono vivo è grazie al fatto che i miei genitori e tante altre persone mi hanno nutrito dandomi la loro vita, il loro sangue, la loro carne, cioè il loro tempo, la loro energia, il frutto del loro lavoro, i loro affetti, spiegandomi, educandomi, sopportandomi, consumandosi per me. Tutti i giorni ricevo dagli altri, e sono chiamato a dare anch'io, la mia carne e il mio sangue a chi ne necessita. La vita funziona così; ci si nutre gli uni gli altri. E' anche questo che fa la differenza tra il ricco e il povero: il ricco è quello che riesce a prendere di più. Noi però siamo limitati dalle nostre capacità e dalla morte.

La proposta che fa Gesù è eccezionale perché ci dice che Dio stesso, tramite lui, è disposto a nutrirci, a occuparsi di noi e dei nostri bisogni; ma per capire bene questo dono è importante prima capire quanto realmente ho bisogno degli altri e mi nutro di loro, per poi scoprire che, tramite loro, il Signore stesso mi nutre tutti i giorni, oltre al farlo direttamente e con tutta la sua creazione. Se capisco questo non mi resta che ringraziarlo ogni attimo della mia vita per l'abbondanza di questa grazia ricevuta.