Omelia (29-12-2002)
padre Paul Devreux
Lc 2,22-40

Giuseppe e Maria vanno a Gerusalemme per ringraziare il Signore del dono della vita di Gesù.

La Santa Famiglia è un dono di Dio per tutti, perché c'indica la via della felicità e della speranza in un futuro. C'indica la via dell'eternità, attraverso un movimento continuo di ricevere e dare. Accogliere il Signore e donarlo, evangelizzando e amando nel suo nome.

Giuseppe e Maria stanno insieme volentieri, come tutte le coppie che si amano, ma non si accontentano di stare bene. Desiderano stare insieme per realizzare qualche cosa di costruttivo, per realizzare una missione. Sognano di fare qualche cosa di positivo per l'umanità, di essere strumenti nelle mani di Dio perché Dio possa rivelarsi a tutti come già si è rivelato a loro. Sono persone di preghiera, e sanno quanto Dio può e desidera fare per aiutare l'uomo a vivere bene.

Il Signore viene a realizzare questo loro sogno in una misura che non avrebbero mai potuto immaginare. Segno della loro opera sono Anna e Simeone, che ci rappresentano tutti.

Anna, figura di un'umanità vedova, che ha perso lo sposo che è Dio, e ha una vita vuota; e Simeone, uomo vecchio, che finalmente esulta vedendo il bimbo, perché questa visione rilancia in lui la speranza in un futuro, tanto che dice: "Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, perché la notte si è illuminata e la morte non ha più potere su di me". Ora la morte diventa nostalgia di un ritorno al Padre. Chi incontra questo bambino può morire in pace e quindi vivere in pace.

Giuseppe e Maria ci hanno donato tutto ciò, e invitano anche noi a continuare questa loro missione accogliendo e consegnando questo bambino ovunque l'uomo si sente vedovo e privo di speranza.