Omelia (22-05-2005)
padre Paul Devreux


Oggi la Chiesa festeggia la Trinità.
Di Dio conosciamo ciò che lui ha deciso di rivelarci, e volendoci rivelare che è fondamentalmente amore, ha deciso di presentarsi in tre persone che collaborano tra di loro come chi si vuole bene veramente. Infatti quando ci rivolgiamo a Dio ci sembra di parlare sempre ad una sola persona, perché tra di loro sono talmente uniti che diventano una sola realtà, o sostanza. E' un po' come quando ci si relaziona con una coppia che ci sembra inseparabile per quanto si vogliono bene e per come fanno le cose insieme.

Dio è comunione e ci ha creati a sua immagine e somiglianza, per cui anche noi siamo chiamati a vivere in comunione gli uni con gli altri e non da soli. Per rendermi conto su quale strada sto camminando basta che confronto la mia preghiera con quella che fa Mosè nella prima lettura: Mosè prega per tutto il popolo, non prega per se'. Anche la preghiera che ci ha lasciato Gesù comincia dicendo: "Padre nostro...", non dice Padre mio. E' sempre un discorso comunitario. Gesù ci promette anche di essere presente la' dove due o più si mettono d'accordo per pregare insieme.

Se decido di sforzarmi a fare comunione con gli altri, sono in comunione con Dio e vivo. Quando rinuncio a farlo, cado nella tristezza e desidero morire, perché la vita perde significato. È bello radunarsi per pregare, mangiare insieme, lavorare, aprire la propria casa a chi ha bisogno. Qualsiasi cosa faccio, se la faccio in compagnia, diventa bella, o per lo meno, meno difficile, perché siamo stati creati per essere anche noi comunione; per vivere in comunione con Dio Trinità. Sforziamoci di camminare su questa strada, che corrisponde al mettere in pratica il comandamento dell'amore che il Signore ci ha lasciato.