| Omelia (22-05-2005) |
| don Marco Pratesi |
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"Chi si avvicina a me, si avvicina al fuoco". Nella festa della SS. Trinità il vangelo ci parla dell'amore di Dio Padre, amore che si manifesta nell'aver mandato il Figlio nel mondo. Questo è un gesto di amore, il Figlio viene infatti per salvare il mondo: chi accoglie il Figlio è salvo. Tuttavia, questo gesto diventa istantaneamente anche di giudizio, perché il Figlio nel mondo diventa oggetto di una libera scelta da parte dell'uomo, e quindi segno di contraddizione per la rovina o l'edificazione: chi crede in Gesù non è condannato, sfugge alla condanna; chi non crede sperimenta invece, già nel suo stesso non credere, la condanna. Il giudizio di Dio, realtà misteriosa che suscita nei nostri cuori un misto di emozioni e reazioni. Da questo passo evangelico si vede bene che in realtà Dio non condanna nessuno: è l'uomo stesso, da solo, operando le sue scelte, a camminare verso la vita o verso la morte. Da parte sua Dio non pone limiti alla sua misericordia: essa è infinita e non ha bisogno di essere "temperata" o "corretta" da niente, nemmeno dalla sua "giustizia", che in realtà non potrebbe essere niente di diverso dalla giustizia dell'amore (e quindi in termini umani una non-giustizia: la giustizia del "buon ladrone"). Il limite lo pone l'uomo da parte sua: le porte del Paradiso sono spalancate grazie alla croce di Cristo, ma è possibile che ci scopriamo dolorosamente recalcitranti e restii ad entrarci. Sono le nostre disposizioni spirituali a decidere. Perché il Paradiso è Dio stesso, è la Trinità beata, entrarci in sintonia spirituale col modo di essere trinitario significa trasfigurazione, rigenerazione, rinascita. Entrarci in contrasto con esso, in disarmonia con la Trinità, è sentirsi bruciati da un fuoco intollerabile; allora si fugge lontano, si cerca di stare a distanza. Il dannato è semplicemente uno che non vuole Dio, che scappa da lui, perché il suo modo di essere è discordante, e per lui il modo di essere di Dio, che è Trinità, che è amore, è semplicemente incompatibile con il suo modo di essere. Chi ha fede, chi accoglie il Figlio venuto nel mondo e annunziato nella Chiesa, non va invece incontro alla condanna, perché già qui, in questa vita, ha sperimentato il giudizio di Dio, si è lasciato illuminare da questa luce, ha preso coscienza gradatamente del proprio modo di essere, e si è lasciato giudicare giorno dopo giorno, si è lasciato conformare al modo di essere della Trinità. L'apparire della luce abbagliante di Dio non lo confonderà, perché già l'aveva ricevuta e accolta, sia pure in modo imperfetto. È già passato attraverso il fuoco trinitario: potrà immergersi nella vita trinitaria come in un nuovo grembo materno. Il giudizio non è per lui qualcosa di completamente futuro, ma esperienza già in qualche modo vissuta nella confidenza e nella quotidiana prossimità con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. All'offertorio: Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci metta in sintonia con la Trinità, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente. Al Padre Nostro: Come il Figlio venuto nel mondo ci ha insegnato, animati dal suo Spirito, preghiamo il Padre: |