Omelia (08-05-2005)
padre Paul Devreux


Con la festa dell'ascensione la Chiesa diventa maggiorenne. Gesù può andarsene e lasciare il timone della sua opera in mano ai suoi discepoli.

Come in ogni festa c'è una parte bella e una brutta. La brutta è che Gesù sparisce. E' brutto per noi, che infantilmente avremmo preferito che rimanesse visibile e a disposizione per tutte le nostre necessità: immaginate che file di pellegrini e di malati ci sarebbero ogni giorno a Gerusalemme se così fosse! Ed è duro per lui, che deve fidarsi di noi e rinunciare ad un contatto normale con i suoi discepoli, sua madre e tutti i suoi amici. Diciamo che è una nuova morte, ma allo stesso tempo è bello perché così la Chiesa è costretta a crescere e così facendo diventa rapidamente universale, come universale diventa anche la presenza di Gesù, che cambia stile. D'ora in poi Gesù non camminerà più solo con i discepoli, ma con chiunque glielo chieda, lasciandoci la libertà di credere e di dubitare.

Ora Gesù ci invita a battezzare. Per poterlo fare devo prima vivere il mio battesimo. Questo io non sono mai riuscito a farlo totalmente, perché significa consegnare a Dio la mia vita, fidarmi di lui, cosa che faccio solo quando sono costretto. Eppure questa è la mèta. Se non ci riesco non sperimento mai l'amore di Dio e devo pensare a salvarmi da solo.

Gesù ci fa la promessa di stare sempre con noi, preghiamo affinché possiamo rendercene conto sempre di più.