| Omelia (19-05-2002) |
| padre Ermes Ronchi |
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La Pentecoste dei volti Ancora e sempre Pentecoste: quando ti senti perdonato e amato forse ancora di più dopo il tuo errore, è lui, lo Spirito. Quando senti nascere in te l'umile rete di forza e di pace mentre affronti la prova, è ancora lui, lo Spirito. La capacità di intravedere, il guardare con speranza, con occhi « altri» capaci di sorprendere le gemme più che le cose evidenti e finite, è ancora lui, lo Spirito. La capacità di contemplare e fidarti della sconvolgente debolezza delle cose sul nascere; il coraggio di essere spesso soli a vegliare sui primi passi degli incontri, soli a guardare lontano e avanti, è lui, lo Spirito creatore. A ciascuno è data però una manifestazione particolare dello Spirito. Se Cristo ha riunificato l'umanità, lo Spirito ha diversificato le persone. All'unità del sangue della croce si accompagna la diversità del fuoco: nel giorno di Pentecoste le fiamme dello Spirito si dividono e ognuna illumina una persona diversa, sposa una libertà irriducibile, annuncia una vocazione. Lo Spirito dà ad ogni cristiano una genialità che gli è propria, e ciascuno deve essere fedele al proprio dono. E se tu fallisci, se non realizzi ciò che puoi essere, ne verrà una disarmonia nel mondo intero, un rallentamento di tutto l'immenso pellegrinare del cosmo verso la vita, una ferita alla Chiesa: come corpo di Cristo, essa esige adesione e unità; come Pentecoste vuole l'invenzione, la libertà creatrice, la battaglia della coscienza. Il suo compito, in questi tempi in cui la Pentecoste si fa segretamente più intensa, è generare al mondo uomini liberi, responsabili e creativi. Tutte le icone della Pentecoste sono colme di volti: il regno dei volti individuali è il regno dello Spirito santo, bellezza che si posa su uomini e cose come un richiamo perenne, strada verso il fondo inesauribile dell'anima. Tutti sentono parlare la loro lingua nativa. Mi piace pensare allo Spirito che fa diventare tua lingua la Parola di Dio: tua lingua e tua passione e tuo cuore (A. Casati). Lo Spirito altro non fa' che, come in Maria, incarnare anche in te la Parola. Perché il divino e l'umano trovano compimento solo così: l'uno nell'altro. Dio parla con le tue parole, piange le tue lacrime, ti sorride come nessuno. E le tue mani sono le sue mani, la tua parola gli dà parola, la tua vita disseta la sua sete di vita. |