Omelia (04-04-2015)
Paolo Curtaz


È sempre stato un giorno curioso il sabato santo. Un giorno di passaggio, un giorno vuoto, un giorno già gravido di ciò che celebreremo questa notte durante la madre di tutte le veglie, la Veglia pasquale. È sempre stato un giorno velato di tristezza, richiamando alla mente, nella fantasia, le emozioni dei discepoli che si trovano spaesati e orfani dopo essere fuggiti dalla croce. Sentimenti di paura, di frustrazione, di sgomento ingombrano i loro cuori. E una traccia di queste emozioni giunge fino a noi oggi. Ma questo è il giorno dell'attesa perché noi già sappiamo cos'è accaduto dopo. Durante questa notte milioni di cristiani, sparsi ovunque sul globo terrestre, da 2000 anni, nella gioia e nella sofferenza, si passano da bocca a orecchio la stessa notizia: la tomba è stata trovata vuota. Una tomba così preziosa che è stata custodita nella memoria delle prime comunità di Gerusalemme. E ancora oggi, nonostante le lotte, le battaglie, le sciocchezze operate dagli uomini, anche dai cristiani, quel che resta di quella tomba è lì, vuoto, a testimoniare che Gesù è veramente risorto. Beata notte che ha assistito al trionfo di Dio! Beati noi che in questo crediamo!