Commento su Lc 2, 21-22
«E quando furono compiuti otto giorni per circonciderlo, allora fu chiamato il nome suo Gesù, come chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo...Secondo la legge di Mosè lo condussero su a Gerusalemme per presentarlo al Signore».
Lc 2, 21-22
Come vivere questa Parola?
Nella liturgia di oggi, ultimo giorno dell'anno, Luca, più che alla circoncisione pone attenzione al nome, quel nome che non ha mai potuto essere pronunciato prima della venuta di Gesù. "Ora possiamo nominare Dio perché lui si è fatto concepire e si è donato a noi. Quello che è il più grande desiderio dell'uomo, trova ora soddisfazione". Per la cultura ebraica la realtà del nome è fondamentale per l'esistenza. "Chiamare per nome una persona significa che essa esiste per me e io per lei: è l'esistere uno per l'altro, entrare in comunione". E il nome di Dio per l'uomo non può essere che Gesù, cioè "Dio salva". Così identificato, Dio non fa più paura. Mostra, attraverso il suo nome, la dolcezza, la tenerezza di chi ci accoglie come siamo ed è per tutti il Salvatore.
Nella giornata, ripetiamo spesso: " Mia forza e mio canto è Gesù". E ripetiamolo per tutto l'anno, per sempre.
La voce del cardinale Martini
Quella di questo bambino è una voce capace di dire a ciascuno e personalmente: "Ti amo, ti perdono, ti stimo, sei grande, sei importante per me, ti rilancio nella vita, ho bisogno di te".
Sr Graziella Curti - [email protected]