Omelia (01-05-2005)
mons. Vincenzo Paglia
Non vi lascero' orfani. Ritornero' da voi

Il Vangelo ci riporta alla sera dell'ultima cena. Gesù si rivolge ai discepoli prima che li lasci. Non è scontato che continuino a stare insieme; e non è pacifico che si impegnino a comunicare il Vangelo sino agli estremi confini della terra. "Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi", dice loro Gesù. Li guarda con affetto e sogna l'umanità intera radunata attorno a quella mensa. Certo è davvero ingenuo confidare l'eredità in quelle mani. Ma è l'ingenuità di Dio che si affida ai piccoli e ai deboli. Gesù dice che non li lascerà soli, come degli orfani abbandonati. E annuncia la vicinanza di un "consolatore" (alla lettera un "soccorritore"), ch'è lo "Spirito di verità". D'ora in poi sarà lo Spirito il loro soccorritore permanente. È uno Spirito che il mondo né vede né conosce perché è estraneo alle logiche di questo mondo e alle tante passioni che agitano i cuori senza dare pace e salvezza. Potremmo dire che c'è bisogno ancora oggi della Pentecoste, ossia che lo Spirito del Signore scenda e faccia tremare, in uno spirituale terremoto, le pareti rigide e chiuse del nostro cuore; c'è bisogno che una nuova fiamma si posi sul capo di ciascuno e scuota dalla pigrizia e dalla paura. All'inizio di questo terzo millennio ci è chiesto di accogliere nuovamente il miracolo di quella prima Pentecoste che trasformò il cuore e la vita dei discepoli. Ma da dove inizia il miracolo della Pentecoste? Il miracolo inizia dall'amore per Gesù, dall'amore per il Vangelo. Il Vangelo accolto con fede è la fiammella che si posa sul capo dei discepoli e che scalda il loro cuore. L'amore per Gesù e per il Vangelo è l'avvio di ogni esperienza religiosa cristiana. Gesù, nell'ultima cena, rivolto ai discepoli disse loro: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti". È la prima volta nel Vangelo che Gesù chiede ai discepoli di amarlo. Sino ad allora aveva chiesto che amassero il Padre, i poveri, i piccoli, che si amassero a vicenda tra loro. Ora, poco prima di morire, chiede che amino lui. Certo vi è una domanda di affetto; ma l'amore per Gesù non termina a lui, si riversa con abbondanza su di noi. Dice Gesù: "Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". Questa fiammella d'amore che lo Spirito depone nel cuore di ognuno di noi è la forza interiore che ci sostiene nel cammino della vita e ci fa crescere ad immagine del Signore Gesù. È l'energia che rigenera il mondo.