| Omelia (24-04-2005) |
| padre Paul Devreux |
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Oggi mi sembra innanzi tutto doveroso ringraziare il Signore per il dono che ci ha fatto di darci un nuovo Pastore. Benedetto XVI è un uomo vicino a noi europei, perché è cresciuto in un paese dove credere ed essere cristiano non è scontato, dove prevale il materialismo e il consumismo. Inoltre è un uomo del concilio vaticano II, e saprà ripresentarlo alla chiesa per cercare di farlo capire meglio ed attualizzarlo. Nel Vangelo di oggi Gesù ribadisce con chiarezza che la nostra prospettiva per il futuro non è la morte, bensì un posto che lui va a prepararci, dopo avere camminato con noi. Questo implica da parte mia un cammino di condivisione con il Signore, che gli consente di conoscermi bene e di capire quale tipo di posto deve prepararmi. Da ciò mi sembra di poter dedurre che il posto che prepara è personalizzato. Io avevo sempre pensato che il paradiso fosse un luogo dove si entra o non si entra, ma che fosse uguale per tutti. Questa affermazione di Gesù che dice che va a prepararci un posto, mi fa pensare che le cose stanno diversamente e mi rende curioso. D'altra parte mi fa capire quanto realmente in questa vita preparo la prossima. Inoltre, grazie all'intervento di Tommaso, Gesù spiega chiaramente che per conoscere ciò che siamo in grado di capire di Dio, la via migliore è contemplare Gesù, perché Gesù è nel Padre e il Padre in lui. Ma la frase più bella di questo vangelo è il versetto 7: "Io sono la via, la verità e la vita". Davanti a questa frase così semplice e chiara, c'è poco da dire. Io sono la via che porta alla verità su Dio e sull'uomo. Verità che è in grado di aprirmi alla vita, in antitesi alle verità che mi portano solo ad allontanare la morte e quindi a vivere condizionato dalla morte, anziché dalla prospettiva di una vita piena. Contempliamo Gesù, via, verità e vita. |