Omelia (01-05-2005)
don Marco Pratesi
Vedere Gesù

Le parole di questo Vangelo sono dette durante l'ultima cena. Gesù ha detto ai suoi che tornerà al Padre, essi sono preoccupati. Il Signore allora fa questa promessa: il suo ritorno al Padre, la sua pasqua, aprirà loro una nuova, bellissima prospettiva, illustrata appunto dalle parole che abbiamo appena ascoltato. La liturgia del tempo pasquale continua a proporci la contemplazine della pasqua di Gesù e dei suoi frutti.
Non ci aspettiamo di essere compresi e approvati dal mondo. Si tratta di qualcosa che il mondo non può capire, perché gliene manca la percezione minima.
"Se mi amate...". Il punto di partenza è amare Gesù, non programma, coerenza ad un ideale, adeguamento a norme, ma adesione personale al Signore. Certo, è un punto di partenza che già presuppone una presenza dello Spirito in noi (v. 17: "è e sarà in voi").
Se c'è questo amore, e nella misura in cui si è persone mature, capaci di "possedersi", di fare scelte corrispondenti al proprio "amore", nasce la volontà di vivere in modo conforme a Gesù, in accordo con lui: "... osserverete i miei comandamenti".
A questo dono Gesù risponde con un nuovo dono, il dono del Paraclito: "Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito". Come si vede, questo dono non è prodotto dall'osservanza dei comandamenti. Lo Spirito non può essere infatti il risultato di nessuna attività e operosità umana. Non ci è dato perché siamo bravi: è la libera risposta d'amore da parte di Dio a un libero gesto d'amore da parte nostra.
Animato dallo Spirito, il cristiano è chiamato a vedere Gesù, può vederlo. Non è questione di visioni o cose straordinarie. Nel linguaggio di S. Giovanni il "vedere" ha grande importanza. Il cristiano è colui che sa guardare, vedere, contemplare Gesù, il Gesù storico, annunziato nei Vangeli e nella Chiesa, e i suoi segni. Questo sguardo animato dalla fede sa vedere Gesù non come distante o nel passato, ma vivente ora ("Io vivo"): chi sa vedere fa l'esperienza del risorto.
Vedendo Gesù non può non cogliere ciò che è essenziale di lui, e cioè il suo rapporto col Padre. Egli è totale ascolto e obbedienza al Padre, da sempre "rivolto verso" di lui: "in quel giorno conoscerete che io e il Padre siamo uno". L'invisibile, inaccessibile Dio viene adesso in qualche modo (ac)colto.
Di più: "conoscerete anche che voi siete in me e io in voi". Vi accorgerete di stare dentro di me (Is 49,16: t'ho scolpita sulle palme delle mia mani), e mi sentirete dentro di voi, vivo, presente.
Con ciò sentirete dentro di voi la mia vita, la vita di Gesù il vivente: "Io vivo, e voi pure vivrete".
Questa la vocazione cristiana, battesimale, di una ricchezza straordinaria. A considerarla bene si rimane sbalorditi, come pure a pensare che la si sia potuta ridurre al classico "non ammazzare, non rubare".
Signore, fa' che ti amiamo e ci conformiamo in tutto alla tua volontà, per ricevere il tuo Spirito e vederti presente, scoprirti vivo, vivere della tua vita risorta.

All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci faccia vedere Gesù presente, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:
Animati dallo Spirito di Gesù, preghiamo insieme a lui e come lui ci ha insegnato: