| Omelia (03-03-2002) |
| don Roberto Rossi |
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L'acqua per la nostra sete Il vangelo ci riporta l'episodio della samaritana al pozzo di Sichem. Gesù è venuto a cercare e a salvare tutti. E va a incontrare le persone là dove si trovano, nei problemi in cui si dibattono. Così quel giorno vuole incontrare la samaritana. La attende al pozzo. Inizia un dialogo. Si fa bisognoso, chiede un favore: "Dammi da bere". Anche il più grande peccatore può fare qualcosa per il più santo. Questo pensa e crede Gesù. Chiede alla donna un po' d'acqua: il Signore dell'universo si fa mendicante per dare all'uomo la possibilità di vivere la più bella caratteristica di Dio: il dono, l'essere per gli altri, il vivere per gli altri. Poi porta avanti un dialogo delicato, difficile, con tutte le diffidenze che la donna dimostra e gli interrogativi che esprime. E' una samaritana, cioè una straniera, una scomunicata, e - lo sapremo dopo - una peccatrice. Gesù non fa distinzione di persone, di razza, di religione, di situazione morale. Non giudica, non rinprovera. Ho solo il desiderio di parlare al cuore e di aiutare a trasformare la vita, a salvarsi. E' venuto proprio per questo: "Ho altre pecore, anche quelle devo salvare", "non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". Parla della sete fisica per far conoscere quella sete interiore, profonda quanto il pozzo, che fa spasimare ogni uomo ed lo fa anelare alla sorgente della salvezza. Rivelando alla donna la vera sete che la tormenta, fa nascere in lei il desiderio, la richiesta libera e consapevole della "sua" acqua. Gesù, incontrando la Samaritana, comunica la vita che possiede in sé e la fa rinascere a vita nuova. Il suo sguardo luminoso di verità che scandaglia le profondità del cuore, accompagna la donna nella presa di coscienza della sua realtà di peccato. "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi ti chiede da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". "Chi beve dell'acqua che io darò non avrà più sete, e quest'acqua diventerà sorgente di vita eterna". Gesù porta il discorso sul problema della vera sete della persona. Egli ricorda alla donna che la sete delle cose di quaggiù è solo una spinta a cercare: tutto il mondo messo insieme non può riempire il cuore umano, non può risolvere il problema di una vita. Esiste un'altra acqua, esiste un'altra felicità: più piena, più vera, più autentica. Il cuore dell'uomo ha sete di infinito. L'esperienza di S. Agostino, di S. Francesco e di tanti altri ci testimonia proprio questo. Il Signore è l'acqua vera per la nostra sete, la risposta alle nostre inquietudini pofonde. E l'acqua che Gesù darà è il battesimo, è la sua grazia e la sua forza per sempre. Anche noi abbiamo tanta sete, aridità, interrogativi e problemi. "Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia ha sete del Dio vivente!" "L'animamia ha sete del Dio vivente, quando verrò e vedrò il tuo volto?". Sentiamo nostro l'anelito profondo espresso in questio salmo. La donna dice: "Vedo che sei un profeta. dove si deve adorare Dio, su questo monte o in Gerusalemme?" Gesù risponde: "E' giunto il momento, i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità". Le strutture, i luoghi, il tempio conservano il loro valore, ma quello che conta è la fede, il cuore, l'intenzione, la ricerca sincera della verità. "So che deve venire il Messia, quando verrà ci annunzierà ogni cosa". Le disse Gesù: "Sono io che ti parlo". A lei rivela se stesso e la sua missione. Gesù sapeva che la donna viveva una situazione familiare strana: avrebbe portuto umiliarla e buttarle in faccia i suoi peccati. Invece non lo fa. La mette di fronte all'illusione delle sue speranze, le fa toccare con mano il fallimento della sua vita. Egli vuole liberarla: vuole darle la felicità vera. La donna ha percepito qualcosa di quest'uomo che afferma di essere il Messia e si fa annunciatrice, apostola, testimone di lui ai suoi concittadini. E molti credettero in Lui. Alla donna del vangelo Gesù si rivela come Dio. Dapprima sotto l'immagine dell'acqua che disseta per la vita eterna, dopo come il Messia atteso: "Sono io, che parlo con te". In Gesù, il Signore parla con l'uomo e lo fa rinascere nella comunione con lui. E' questa donna, è questa umanità che Dio è venuto a cercare per portarle la salvezza. Questa umanità l'ha trovata ad un pozzo, come è successo ai Padri dell'antico Israele e questo pozzo è per noi il fonte battesimale, è ogni incontro di grazia e di salvezza con l'amore infinito di Dio. Questo pozzo è il Cristo stesso, la roccia da cui sgorgano fiumi d'acqua viva per la nostra salvezza. Questo pozzo è il suo costato, da cui sgorgheranno sangue ed acqua: i sacramenti e la Chiesa! Anche noi cerchiamo nella vita qualcosa che soddisfi la nostra sete di felicità. Gesù è seduto sull'orlo del pozzo, accanto alle nostre situazioni. Egli ci ricorda che esiste un'acqua viva, che è dono di Dio e ci invita a seguirlo. "Dio non è una goccia di gioia, è l'oceano infinito della gioia". "Signore dà anche a me la tua acqua, fa' che la mia vita sostenuta dalla tua grazia e dalla tua forza; fa' che creda veramente in te, sempre!". |