Omelia (08-10-2017)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Mt 21, 40

"Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?"

Mt 21, 40


Come vivere questa Parola?

Anche questa domenica una provocatoria pagina dell'evangelista Matteo ci porta a pensare a come ci mettiamo in relazione con Dio, ma anche con il tempo e lo spazio abitato, le due dimensioni che ci permettono di contenere la nostra vita.

Al centro c'è un'immagine, la vigna, ricorrente nel linguaggio biblico, al punto da poterla considerare un archetipo nell'esperienza che gli uomini possono fare di Dio. Questa vigna, fatta nascere da Dio, da lui accudita e fatta crescere, è poi affidata alle cure degli uomini: un bene prezioso, perché particolarmente caro, lasciato nelle mani di altri che nel tempo hanno trasformato quel rapporto di affidamento in proprietà personale. Hanno dimenticato il proprietario, al punto da divenire gelosamente spietati del bene affidato. Assistiamo qui ad una dinamica di fiducia e gratuità che viene cancellata dall'avidità, dalla cupidigia. È uno sprofondamento che non permette più di avere altre prospettive e considera l'oggetto affidato come esclusivo e proprio, avendone smarrito i contorni ed orizzonti esterni. Un movimento di chiusura, fatto non da un singolo, ma da una comunità che si rafforza così malamente nell'autoreferenziale sensazione di essere nel giusto.

Gesù racconta questa parabola per mettere in guardia i giudei, suoi contemporanei, dal loro modo esclusivo di interpretare la promessa di Dio e la sua predilezione nei loro confronti. La parabola però parla anche a noi e ci sollecita a pensare a quanto ci allontaniamo da Dio ogni volta che, dimenticandolo, ci appropriamo di un bene suo considerandolo un esclusivo diritto nostro, una nostra proprietà. Diventiamo quei vignaioli assassini ogni volta che alziamo un muro, non solo simbolico, di separazione, che distinguiamo uomini degni e non degni di entrare nel nostro paese, nelle nostre comunità civili ed ecclesiali, che pretendiamo un rispetto assoluto per essere e rimanere quello che siamo.


Signore, liberaci dalla voglia di apologia, di supremazia, di superiorità che ci erge giudici delle persone e loro aguzzini e ci chiude gli occhi su chi sia oggi il nostro prossimo.


La voce di un economista

«Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accanto a noi. A stabilire un vincolo tra il Samaritano e l'israelita ferito sono gli eventi stessi. Trovandosi in quella situazione, egli ha avuto accesso a una nuova prossimità. Nel nostro mondo sono ben pochi coloro che non possiamo ritenere prossimi a noi».


Amartya Sen
Sr Silvia Biglietti FMA - [email protected]