Omelia (17-09-2017)
Monastero Domenicano Matris Domini
Commento su Rm 14,7-9

Collocazione del brano

Terminiamo la nostra lettura della lettera ai Romani con un brano tratto dal secondo blocco delle esortazioni di fine lettera. Questo blocco si dedica ai rapporti all'interno della comunità. In particolare Paolo si dedica alla contrapposizione tra deboli e forti. Probabilmente si trattava di un elemento caratteristico della comunità di Roma, la sua divisione in due gruppi che si attestavano su posizioni diverse. Da una parte i deboli, strettamente osservanti, ligi ai digiuni e alle festività. Dall'altra i forti, che ormai avevano compreso la libertà data dalla croce di Cristo e si permettevano di mangiare qualsiasi cosa e di considerare i giorni tutti uguali. A entrambi i gruppi Paolo raccomanda di rimanere fermi nelle proprie convinzioni, cercando però di essere accoglienti e comprensivi gli uni nei confronti degli altri. I credenti infatti sono di Gesù Cristo, sia nella vita sia nella morte.


Lectio

Fratelli, 7nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, 8perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore

Nell'argomentazione di Paolo riguardo la mutua accoglienza vi è un allargamento di orizzonte. I credenti appartengono al Signore Gesù sempre e totalmente, sia nel vivere che nel morire. Non appartengono a se stessi, ma a Lui.


9Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Questa appartenenza è in forza della sua morte e risurrezione che lo ha costituito Signore dei morti e dei vivi. Ecco il vero centro d'unità, all'interno del quale sono ammissibili diversi modi di operare. Ciò che conta è verificare nella propria vita tale appartenenza totalizzante.


Meditiamo

- A chi appartengo io?

- Cosa significa appartenere a Cristo?