| Omelia (17-04-2005) |
| padre Paul Devreux |
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Essere equiparato ad una pecora, non mi lusinga. Eppure Gesù fa qui un buon paragone, perché così facendo mi ricorda che ho bisogno degli altri e anche di un pastore da seguire, non ne posso fare a meno. Ho bisogno degli altri e quindi dipendo da loro, come le pecore dipendono dal gregge e dal pastore. Dov'è allora la mia libertà? Penso che sta nel poter scegliere il pastore. Cos'è la porta? La porta rappresenta tutte le attività che posso svolgere. Esco di casa per fare delle cose, rientro in casa per farne altre, entro in un ufficio per farne altre ancora. Ad ogni porta corrisponde un'attività che non faccio da solo ma con o per altri e, qualsiasi sia questa attività, necessito sempre di un pastore, di un punto di riferimento che mi dice come fare quella cosa, con quale spirito e per chi. Posso stare allo sportello di un ufficio con lo spirito di comandare o con quello di servire; e questa scelta dipenderà dal pastore che ho scelto e che sto seguendo. L'unico che è disposto a guidarmi cercando il mio bene e non il suo interesse è chi è disposto a rimetterci per me, a darmi la sua vita; questi è il pastore buono. Quando ho imparato a riconoscere la sua voce, certamente seguo lui. Gli altri pastori sono quelli che mi mettono agitazione, ansia, paura, sono quelli che mi chiedono tanto e mi danno il minimo indispensabile per costringermi a rimanere al loro servizio; sono quelli che si arricchiscono alle mie spalle facendomi sempre solo promesse. Signore insegnami a distinguerli e ha riscegliere ogni giorno ed in ogni situazione il pastore giusto da seguire, quello che mi da la vita in abbondanza. In questo periodo di conclave ti voglio anche pregare perché la tua chiesa riesca trovare un uomo disposto ad essere il tuo degno vicario in terra. |