Omelia (17-04-2005)
don Remigio Menegatti
Il Signore e' il mio pastore: non manco di nulla (190)

Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature
Nella prima lettura (At 2,14.22-33) continua il discorso di Pietro nel giorno della Pentecoste. L'apostolo riassume tutto il suo discorso con poche fondamentali parole: "Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che avete crocifisso". La reazione degli ascoltatori è positiva, tante che molti aderiscono a Gesù e ricevono il dono della vita nuova nel battesimo.
Il vangelo (Lc 24,13-35) riporta parte del discorso in cui Gesù si presenta come il pastore, quello buono, che dona la vita per le pecore. Già nel Primo Testamento Dio era presentato come pastore del suo popolo. L'immagine quindi risulta molto chiara agli ascoltatori di allora, certamente più facile che a noi, adesso. Un'altra immagine che Cristo usa è quella della porta del recinto, attraverso la quale il gregge può trovare riposo e sicurezza. Attraverso Gesù si entra nell'amore di Dio.

Salmo 22

Su pascoli erbosi il Signore mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Il salmo lo possiamo dividere in due parti: una prima che paragona il fedele alla pecora del gregge, che procede sicuro sotto la guida del pastore. La seconda parte traduce gli stessi sentimenti di fiducia e serenità con l'esperienza delle persone che sanno far festa e banchettare anche davanti alla schiera di avversari, preparati per l'assalto.
Come un pastore attento al suo gregge, che conosce i pascoli migliori e i corsi d'acqua che possono assicurare un abbondante abbeveraggio, così è Dio verso il popolo che ha condotto fuori dalla "valle oscura" della schiavitù e lo guida verso i pascoli abbondanti della sua fedeltà.
Oppure come un padrone di casa che non teme i nemici e prepara per gli ospiti, accolti nella sua casa, un banchetto a cui invita felicità e grazia perché coloro che ama siano sempre in buona compagnia.

Un commento per ragazzi
Ci sono alcuni cibi che hanno un gusto inimitabile, non tanto perché non si riesca a farli uguali, quanto perché richiamano esperienze personali, legate a momenti speciali della nostra vita, e quindi irripetibili. È la sensazione di limite che proviamo quando si tratta di inventare altre immagini, più vicine alla nostra esperienza, per spiegare quella che Gesù usa per parlare di se stesso e del suo amore per coloro che gli sono stati affidati dal Padre. Gesù si presenta come il pastore di un gregge, con il compito di portarlo al pascolo e di difenderlo da possibili pericoli. È il gregge di Dio, e per queste pecore lui dona la sua vita. Gesù si descrive anche come la porta del recinto, solo attraverso di lui si può entrare al sicuro.
Per trovare un'immagine così ricca e chiara non è sufficiente l'esperienza dello sport. Neppure il migliore allenatore, che pure ha fiducia nella sua squadra, conosce personalmente i suoi giocatori, dedica loro tempo ed energie, arriva a una dedizione così assoluta e definitiva.
Poche amicizie sono così forti da arrivare a un legame esclusivo e stabile, unico e fedele.
Forse l'esperienza che possiamo trovare più vicina è proprio quella di genitori che si dedicano in maniera piena ai figli, anche, e soprattutto, quando sono particolarmente deboli per malattie o per esperienze negative, che li rendono bisognosi di particolari cure.
Oltre tante immagini ricche di poesia e legate all'ambiente in cui Gesù parla – e quindi comprensibili ai suoi ascoltatori – c'è la esperienza che i ragazzi fanno dell'amore dei genitori.
Genitori che, anche in mezzo alle difficoltà, dedicano il primo pensiero alla sicurezza dei figli, e compiono scelte anche molto impegnative proprio per il loro bene.
Genitori che infondono piena fiducia, per cui il posto più sicuro al mondo è tra le braccia del papà o della mamma. Basta osservare un bimbo tranquillamente addormentato in braccio al genitore, anche nelle situazioni di confusione e di pericolo. Sa che a vegliare su di lui c'è il papà, c'è la mamma. I genitori sono anche guide che cercano il bene dei figli, che provano a indirizzarli verso ciò che sono convinti sia per la loro crescita, che li faccia maturare nel bene. Inoltre usano pazienza per cercare sempre il dialogo, anche quando è difficile. "Il Signore è il mio pastore" diciamo nella liturgia; e pensiamo un po' anche ai genitori, riflesso dell'amore di Dio per noi.

All'impegno del pastore deve seguire la docilità del gregge; dalla disponibilità generosa dei genitori matura l'ascolto dei figli.
Tutto questo diventa "scuola" per imparare a vivere da figli di Dio, per crescere, sullo stile di Gesù, in sapienza e grazia davanti a Dio e alle persone che lui ci affida come compagni di viaggio nella vita, guide che ci indirizzano alle mete della gioia che desiderano raggiungere insieme con noi. La preghiera, anche in famiglia, è un modo per sentirsi, genitori e figli, piccoli e grandi, tutti sotto la protezione di Dio e in costante dialogo con lui.

Un suggerimento per la preghiera
Signore Gesù, grazie per il tuo amore discreto e fedele; grazie perché tu sempre cammini al mio fianco per farmi sentire la dolcezza della tua amicizia. Cammini davanti a me per indicarmi il sentiero della vita, quello che conduce alla gioia che anch'io desidero e che tu hai pensato per tutti i tuoi fratelli. Tu sei anche alle mie spalle per difendermi da ogni pericolo e mi infondi sicurezza e tranquillità.
Tu provvedi alla mia vita; mi metti davanti tante occasioni di crescita perché desideri la mia piena realizzazione.
Aiutami ad ascoltare la tua voce, che giunge a me anche attraverso i genitori e chi si interessa della mia crescita.