| Omelia (03-09-2017) |
| padre Antonio Rungi |
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La croce è il vero pensiero di Dio, perché è manifestazione del suo amore infinito La XXII domenica del tempo ordinario ci presenta nuovamente Gesù in dialogo con Pietro e i suoi discepoli. Questa volta al centro del loro pensare e ragione c'è la croce, c'è la morte in croce di Gesù. Il Divino Maestro, infatti, prova a preparare il gruppo dei Dodici all'imminente scandalo che riguarderà il Figlio di Dio che verrà crocifisso, innocentemente e questo determinerà la crisi di fede nei gruppo e negli altri discepoli. E' bene leggere con attenzione tutto il testo del vangelo per capirne la grande portata spirituale per tutti noi cristiani, cogliere i vari passaggi che vi si incontrano: l'annuncio di Gesù della sua imminente croce e della risurrezione ("Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno"); il dispiacere e il risentimento di Pietro ("Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai»"); la contro risposta di Gesù ("Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»"); l'insegnamento finale e le raccomandazioni per quanto vogliono davvero discepoli del Signore ("Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?"); il richiamo al secondo e definitivo avvento di Dio, al giudizio universale ("Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»"). Nel testo del vangelo c'è al sintesi di cosa dobbiamo pensare e di come dobbiamo agire per essere in linea e in sintonia con Gesù. Chi non pensare alla croce e non si prende la responsabilità di portare la croce, non ha il pensiero di Cristo nella sua mente e di conseguenza è motivo di scandalo, perché rifiuta la croce, che è amore e donazione ed è apertura ad una vita nuova. Gesù ribadisce con forza di fronte ad un Pietro smarrito e triste che se qualcuno vuole venire dietro Lui, deve rinnegare se stesso, deve prendere la sua croce e mettersi alla sequela di Cristo segua. Questa è la strada maestra che conduce alla salvezza dell'anima, quella che conta davvero davanti all'eternità. Infatti precisa Gesù, cercando di indurre ad un cambiamento di mentalità e di rotta il modo di pensare ed agire dei suoi discepoli: "Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?". Molte persone sono convinte che la felicità sta nel possedere, nell'avere, nel ricoprire uffici e ruoli, nel comandare sugli altri, offendendo la dignità delle persone, strumentalizzando le loro debolezze per apparire più onesti e retti degli altri, quando in realtà sono dei sepolcri imbiancati come i farisei da Gesù contestati e condannati.
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