Omelia (10-04-2005)
mons. Vincenzo Paglia
Solo tu sei cosi' forestiero da non sapere cosa e' accaduto in questi giorni?

Erano molto tristi quei due discepoli che tornavano verso Emmaus. E la tristezza era più che giustificata. Gesù era stato sconfitto e loro dovevano riprendere la vita di sempre. C'è da dire che la vita quotidiana è spesso una sconfitta: è sconfitta del Vangelo nella vita dei cristiani e nella vita degli uomini, è sconfitta del Vangelo nei perseguitati, nei poveri, nelle guerre, nella violenza, nella solitudine, nell'abbandono. Ogni giorno è segnato ancora oggi da queste sconfitte. Ci sono, perciò, tanti motivi giusti, obiettivi, nella vita del mondo, per essere tristi. Ma ecco che il Signore crocifisso si accosta e si pone in mezzo ai due discepoli. Non lo riconoscono. E lui chiede loro il perché di tanta tristezza. "Tu solo – gli rispondono – sei così forestiero a Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". E, in effetti, chi è quest'uomo che non sa cosa è accaduto nei giorni addietro a Gerusalemme? Sembra uno che ha la testa per aria, disattento alle vicende reali della vita, o forse è semplicemente disinformato. Forestiero, lo definisce Cleopa, con un tono non molto gentile, quasi a sottolineare un senso di estraneità. Ma il paradosso è che proprio lui, il forestiero, è colui di cui stanno parlando. "Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele – gli rispondono – ma ormai tutto è finito". La tristezza è appunto l'assenza della speranza.

Aggiungono anche, quasi a titolo di cronaca, senza crederci, che "alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti: recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo sono venute a dirci di avere avuto una visione di angeli i quali affermano che egli è vivo. Ma lui non l'hanno visto". I due hanno udito il Vangelo della resurrezione, ma sono rimasti nella loro tristezza. È vero, le donne non l'hanno visto. Ma è anche vero che loro due, pur avendolo accanto come compagno di viaggio, non lo riconoscono. E Gesù rimprovera la loro incredulità: "stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!". E si mette a spiegare loro le Scritture. Passa quasi l'intero giorno a commentare le pagine che si riferivano al Messia. La compagnia di Gesù è ciò che trasforma il loro cuore e la loro vita. È come una grande liturgia della parola fatta per strada. È una grande spiegazione rivolta a gente che crede, che ha pure ascoltato il Vangelo ma, non vivendolo, è rassegnata e triste. Verso la fine del viaggio, viene dal cuore dei due una invocazione semplice: "resta con noi Signore". Gesù accoglie l'invito ed entra in casa. L'evangelista narra di una cena, di un pane spezzato e distribuito. È la santa cena del Signore durante la quale, finalmente, si aprono i loro occhi e lo riconoscono. Il forestiero è sparito, ma è restato il Signore nel loro cuore, per continuare a scaldarli con la sua Parola. Il giorno di Emmaus è il giorno di ognuno di noi; è il nostro modo di incontrare il Signore risorto. Anche noi oggi, come ogni domenica, gli diciamo "resta con noi Signore".