| Omelia (10-04-2005) |
| don Girolamo Capita (giovani) |
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Il forestiero peregrinante di Emmaus Nonostante le donne avessero raccontato gli eventi della mattinata – il sepolcro vuoto, la visione di angeli, l'incontro con il risorto, la loro affermazione: "egli è vivo"-, nonostante il racconto di Pietro e di Giovanni, due discepoli del nazareno vanno via da Gerusalemme. Essi sono delusi, tristi, scoraggiati. Dicevano: "speravamo fosse lui a liberare Israele!". Qui è il punto chiave della loro delusione: in quale liberazione speravano? Chi era per loro, quel Gesù di cui erano discepoli? Da questa loro speranza disattesa, scaturisce anche l'incapacità di riconoscere il Risorto quando quel forestiero si avvicina e li accompagna lungo la strada dell'allontanamento da Gerusalemme, dalla comunità degli apostoli, dalla Chiesa nascente. Tra loro e Giovanni c'è una differenza? A me sembra che una delle differenze sia la fede. Giovanni ha sempre creduto, si è fidato totalmente di Gesù; infatti lui era presente sotto la croce - da vicino –, era compartecipe delle Sue sofferenze, gli altri erano scappati, si allontanarono dalla croce. I due di Emmaus, forse erano affascinati dalla forte personalità del Maestro, ma lo ritenevano solo un profeta di Dio, potente in opere e parole. Poi la notizia della risurrezione li sconvolge. Anche loro sono attanagliati dal dubbio circa l'identità e la missione liberatrice di Gesù! Il dubbio, lo sappiamo, può provocare diversi atteggiamenti: la fatica della ricerca, ossia la fatica del credere, la sospensione del giudizio e dunque l'indecisione se non addirittura la scetticismo, oppure il lasciarsi dietro tutto e andare via, e quindi il rifiuto della fatica del credere e la fuga dalla realtà e dalla Verità. Tommaso dubitò, ma decise di faticare nella ricerca, non abbandonò la comunità degli apostoli, stette con loro e questi lo sostennero nella ricerca, attendendo con cura i suoi tempi. I due di Emmaus, sono talmente presi dalle emozioni negative, che sebbene non siano ancora caduti nello scetticismo, decidono di andare via. Ma la sconvolgente Novità della risurrezione di Cristo è la Sua fedeltà alla propria missione, preannunciata quando predicava la parabola del pastore che va alla ricerca della pecora smarrita (Lc 15, 1 – 7). Gesù Risorto è il pastore buono che offre la vita per il gregge, ma è anche il pastore che personalmente, da Risorto, va in cerca di quelli che il Padre gli ha dati, e che ora tentati dal dubbio, dall'incredulità rischiano di perdersi allontanandosi da Gerusalemme. Gesù ha pregato per tutti prima di morire: per quelli che a differenza di Tommaso avrebbero subito creduto all'annuncio della parola, per coloro che avrebbero annunciato il vangelo della risurrezione e per quanti avrebbero rischiato di perdersi, Gv 17. Dicevo che il Risorto si affianca al cammino dei due, gli spiega le Scritture, infiammando i loro cuori, accondiscendo alle loro richieste, resta a cena con loro, che ormai stanno passando dalla fuga, dalla tristezza, dalla delusione alla gioia del credere. Ora al momento della benedizione e della frazione del pane lo riconoscono. E' compiuta anche la preghiera di Gesù: " perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia" (Gv 17,13). Essi hanno la gioia nel cuore, ritornano a Gerusalemme, la loro fede è giunta a maturazione. Anche per loro la fede è scaturita dall'ascolto accogliente della Parola, ed è corroborata dall'Eucaristia. Comprendono in cosa consista la liberazione, non solo di Israele ma di tutta l'umanità, perciò sono disposti ad investire tutta la loro vita continuando la missione di Gesù! Anche oggi vediamo tanti giovani, che si allontanano da Cristo Risorto e dalla Chiesa, presi dallo sconforto, dalla delusione, dallo scetticismo. A volte, alcuni di loro diventano persino ostili alla Chiesa, nella quale vive il Risorto. Ma Gesù continua tuttora la sua missione di pastore, e viene incontro a tutti, ma non come alcuni si aspettano, nella sua Gloria di Risorto, ma per la potenza della risurrezione, ancora una volta nella logica dell'amore incarnato, nella forma del forestiero pellegrinante di Emmaus. Quanti giovani hanno avuto la possibilità di un felice e gioioso ritorno alla fede in Cristo, nella Chiesa, nei sacramenti, perché Gesù ha posto sulla loro strada qualcuno che con la sua vita, la sua testimonianza, e forse anche con le sue parole, gli ha annunciato il senso delle Scritture, dicendogli che Queste ci parlano di Cristo e ci portano a Cristo. Quanti avranno compreso in cosa consista la vera liberazione e la vera libertà, così da non confonderla con qualche progetto politico-sociale o con il libertinaggio. I due discepoli sanno che non c'è vera libertà al di fuori della sequela di Cristo. Questi giovani, queste persone, dopo la conversione, saranno a loro volta partecipi del ministero del forestiero pellegrinante di Emmaus. Anche il mio cuore fu rinfiammato, durante le mie crisi di fede giovanili, dalla testimonianza di persone importanti, insegnanti, giovani più grandi di me, sacerdoti, famiglie. Infine voglio ringraziare Dio per il dono di papa Giovanni Paolo II. Nel mondo, specie per coloro che non sono cristiani, ma anche per quanti tergiversano nel cristianesimo, Lui è stato il forestiero pellegrino nelle strade del mondo mandato da Dio ad infiammare i cuori degli uomini. |