| Omelia (10-04-2005) |
| padre Paul Devreux |
|
I discepoli di Emmaus sono due persone molto vicine a Gesù e agli apostoli. Infatti sono presenti al cenacolo quando le donne tornano dal sepolcro e raccontano che l'hanno trovato vuoto e che hanno avuto un'apparizione di angeli che asseriscono che Gesù è vivo. Sono sconvolti da questa notizia ma non ci credono. Sappiamo anche che sono due persone molto concrete e capaci di prendere decisioni contro corrente. Ce lo fa capire proprio il fatto che sono in viaggio verso casa, perché non deve essere stato semplice decidere di lasciare i discepoli. D'altra parte rimanere nel cenacolo con loro non ha più senso. Che ci stanno a fare? Anche se fosse vero che Gesù è risorto, loro non hanno più nessuna prospettiva. La loro speranza era quella di aver trovato il messia liberatore tanto atteso e sono delusi. Camminano parlando di questo molto animatamente. Gesù li avvicina da dietro, li affianca e finalmente li interpella facendo lo gnorri, in modo da dargli la possibilità di raccontare tutto quello che hanno da raccontare. Gesù potrebbe interromperli subito dicendo che sa benissimo di cosa stanno parlando, ma non lo fa. Sembra che ha tempo da perdere. Eppure è qui che vediamo la sua grande sapienza. Gesù sa che non potrà parlare al cuore di questi discepoli se prima non li aiuta a scaricare tutti i pesi che paralizzano il loro cuore. Tutto quello che viene dopo è scontato, perché una volta avviata la comunicazione e l'accoglienza delle sofferenze dei discepoli, qualsiasi cosa faccia, i discepoli finiranno col riconoscerlo e gioire della sua presenza che scalda i cuori e riapre alla speranza. Questo è lo stile di Dio e, di questo, c'è più che mai bisogno oggi. Il nostro è il Dio che parla, ma soprattutto il Dio che ci apre alla comunicazione e alla comunione. I discepoli di Emmaus hanno scoperto che Gesù in persona si è accostato a loro per servirli nel loro bisogno. Oggi spesso il Signore usa altre vie o persone per starci accanto e servirci. Questo ha due implicazioni. La prima è che più rimango in un atteggiamento di ascolto e di preghiera, più è probabile che mi accorga della sua presenza e della mano tesa del Signore; la seconda è che potrei essere anche io qualche volta strumento nelle mani di Dio per aiutare chi ha bisogno, e questo è molto bello. Signore fammi strumento della tua pace, insegnami ad ascoltare più che ha parlare. |