Omelia (10-04-2005)
padre Romeo Ballan
Da Emmaus al mondo intero per annunciare l'esperienza del Risorto

Riflessioni
L'esperienza pasquale dei due discepoli di Emmaus (Vangelo) costituisce il testo biblico principale di questa domenica; un'esperienza scandita da tappe evidenti, simili al cammino spirituale di molte persone. Il testo presenta una chiara sequenza di metodologia missionaria e catechetica, in cui si possono riscontrare i momenti del metodo pastorale: vedere, giudicare, agire, celebrare.
- 1. L'esperienza parte da una realtà di delusione e di fallimento ("noi speravamo... sono passati tre giorni..."v. 21).
- 2. Entra in una tappa di illuminazione sugli avvenimenti, fatta da Gesù che "spiega loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui(v. 27).
- 3. Fino a che sono pronti per la celebrazione e la contemplazione: arde il cuore dei due discepoli (cfr v. 32), poi la preghiera ("Resta con noi", v. 29), quindi il gesto rituale di Gesù che prende il pane, dice la benedizione, lo spezza e lo dà (v. 30), si aprono i loro occhi e lo riconoscono (v. 31).
- 4. E finalmente il momento della missione: partono senza indugio verso Gerusalemme, come per imperativo che nasce dall'incontro con Gesù: si ricongiungono alla comunità degli altri discepoli e si comunicano le rispettive esperienze circa il Risorto (v. 33.34.35).

"Il racconto evangelico attribuisce la trasformazione alla spiegazione delle Scritture... L'itinerario dischiuso dalla parola di Gesù incrocia lo sconsolato viaggio di ritorno dei due discepoli e lo fa diventare un cammino di speranza, un progressivo avvicinamento ai progetti di Dio, un pellegrinaggio verso la Pasqua, l'Eucaristia, la Chiesa, la missione fino agli estremi confini della terra" (Card. Carlo M. Martini).

Il compianto Papa Giovanni Paolo II ha scritto (ottobre 2004) la lettera apostolica "Mane Nobiscum Domine" per questo Anno dell'Eucaristia, commentando precisamente l'episodio dei due discepoli di Emmaus e presentando l'Eucaristia come mistero di luce (n. 11-18), come sorgente ed epifania di comunione (n. 19-23), e come principio e progetto di missione (n. 24-28).

Ci lasciamo guidare da Giovanni Paolo II nella sua presentazione di quest'ultima parte, che riguarda il dinamismo missionario che nasce dall'Eucaristia. Il Papa commenta così le parole "partirono senza indugio" (Lc 24,33): "Quando si è fatta vera esperienza del Risorto, nutrendosi del suo corpo e del suo sangue, non si può tenere solo per sé la gioia provata. L'incontro con Cristo, continuamente approfondito nell'intimità eucaristica, suscita nella Chiesa e in ciascun cristiano l'urgenza di testimoniare e di evangelizzare... Il congedo alla fine di ogni Messa costituisce una consegna, che spinge il cristiano all'impegno per la propagazione del Vangelo e l'animazione cristiana della società. Per tale missione l'Eucaristia non fornisce solo la forza interiore, ma anche - in certo senso - il progetto. Essa infatti è un modo di essere, che da Gesù passa nel cristiano e, attraverso la sua testimonianza, mira ad irradiarsi nella società e nella cultura. Perché ciò avvenga, è necessario che ogni fedele assimili, nella meditazione personale e comunitaria, i valori che l'Eucaristia esprime, gli atteggiamenti che essa ispira, i propositi di vita che suscita. Perché non vedere in questo la speciale consegna che potrebbe scaturire dall'Anno dell'Eucaristia? (MND 24-25).

Continuando il suo commento missionario sulla relazione inscindibile fra convito e annuncio, il Papa afferma: "L'Eucaristia non è solo espressione di comunione nella vita della Chiesa; essa è anche progetto di solidarietà per l'intera umanità... Il cristiano che partecipa all'Eucaristia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze della vita" (Ibid. 27).

Sull'impegno missionario – continua il Pontefice - "si gioca in notevole misura l'autenticità della partecipazione all'Eucaristia, celebrata nella comunità: è la spinta che essa ne trae per un impegno fattivo nell'edificazione di una società più equa e fraterna... Perché dunque non fare di questo Anno dell'Eucaristia un periodo in cui le comunità Diocesane e parrocchiali si impegnano in modo speciale ad andare incontro con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo?... Non possiamo illuderci: dall'amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo (cfr Gv 13,35; Mt 25,31-46). È questo il criterio in base al quale sarà comprovata l'autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche" (Ibid. 28).

Sui passi dei Missionari
- 11/4: S. Stanislao, vescovo di Cracovia e martire, ucciso (+1079) mentre stava celebrando la Santa Messa; è patrono della Polonia.
- 12/4: S. Zeno, di origine africana, vescovo di Verona (+372 ca.), combatté il paganesimo, l'arianesimo e altre eresie.
- 12/4: S. Teresa di Gesù, di Los Andes, nel Cile, (Juana Fernàndez Solar, 1900-1920), monaca carmelitana.
- 13/4: B. Scubilion (Jean Bernard) Rousseau (1797-1867), religioso francese dei Fratelli delle Scuole Cristiane, missionario, "catechista degli schiavi" nell'isola della Réunion (Oc. Indiano).
- 15/4: B. Damiano di Veuster (1840-1889), della Congregazione dei Sacri Cuori (Picpus), apostolo dei lebbrosi, morto di lebbra a Molokai (Isole Hawaii-Oceano Pacifico).