| Omelia (06-08-2017) |
| padre Antonio Rungi |
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I veri cristiani sono gli eroi dei due monti, il Tabor e il Calvario La solennità della Trasfigurazione del Signore che celebriamo in questa prima domenica di agosto 2017, ci invita a fare un cammino tra due monti importanti, quello del Tabor e quello del Calvario. Fondamentalmente si tratta si seguire Gesù, insieme a Pietro Giacomo e Giovanni e salire sul luogo dove Cristo si trasfigura davanti a loro, cambiando aspetto e esteriore, al punto tale che "il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce". Questa esperienza di gioia e di paradiso, fa' chiede agli apostoli a Gesù, che è accompagnato da Mosè e da Elia, di restare lì per sempre. Quella montagna è gradevole e invita addirittura a stabilizzarsi lì, vivendo in contemplazione, per tutta la vita. Ma Gesù ricorda agli apostoli che bisogna lasciare quella montagna, perché a lui e a tutti ce ne aspetta un'altra quella che si chiama Calvario. Si è eroi non solo nel successo, ma anche nell'apparente insuccesso. Il Monte Tabor è il monte della Gloria, il Monte Calvario e il Monte della Salvezza e della Redenzione. L'uno e l'altro sono legati da un filo conduttore, che è la vita di Gesù. Salire su questi due monti, vuol dire per un cristiano essere davvero dalla parte di Dio, che si rivela a noi nella gloria, ma anche nel dolore. Amare Cristo del Tabor è amare Cristo Crocifisso, perché è l'unico Figllio di Dio che si rivela a noi, sia sul Tabor che sulla Croce. Non a caso il testo del vangelo di questa solennità, puntualizza la nuova manifestazione di Gesù Cristo come Figlio di Dio: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». La conseguenza di questa nuova manifestazione, sta nell'adorazione degli apostoli e nell'atteggiamento della piena sottomissione a Dio della loro vita, Infatti, i tre apostoli "all'udire ciò caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo". Dopo l'esperienza della gioia e della gloria si ritorna a stare tu a tu con Gesù, riprendo un cammino di cui il Tabor è solo una tappa bellissima, ma proiettata al Calvario. Tanto è vero che "mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Perché Gesù chiede ai tre di mantenere il segreto di quello che hanno visto? La risposta è semplice: perché nella gioia, quando le cose vanno bene, si è portati a credere facilmente, senza ragionare più di tanto. E' quando ci troviamo di fronte al dolore, alla morte, alla prova, alla sofferenza, quando dobbiamo salire anche noi il nostro Calvario portando la nostra croce, allora diventa difficile credere ed affidarsi al Signore. Gesù vuole preparare i suoi te apostoli più vicini a Lui al mistero della Croce che si compirà da li a poco. Questa fede nel crocifisso e risorto, necessità di verifiche e di convinte adesioni personali ed ecclesiali.
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