Omelia (16-07-2017)
don Alberto Brignoli
Ma la Parola non si ferma

In questa domenica di mezza estate, mentre la calura ci colpisce e molte regioni del nostro Bel Paese sono soggette alla furia devastante degli incendi, il Signore colpisce il nostro cuore e lo infiamma con il fuoco della sua Parola: e lo fa con quella forma così particolare e suggestiva, che abbiamo conosciuto sin da bambini, della "parabola", ossia di quel genere letterario che racconta le cose attraverso comparazioni e immagini, a volte un po' misteriose, altre volte facilmente comprensibili. Le parabole del Vangelo di Matteo ci accompagneranno per tre domeniche, e farà loro da filo conduttore un tema molto caro a Gesù: quello del Regno, il Regno dei cieli. In realtà, la parabola di oggi non parla direttamente del Regno, ma della "Parola" del Regno, ovvero dell'annuncio del Regno, che è il primissimo annuncio fatto da Gesù, sin dall'inizio della sua missione: "Convertitevi, perché il Regno è vicino".
Che cosa sia questo Regno, lo vedremo meglio nelle prossime domeniche: ma già da questa Liturgia della Parola riusciamo a intendere una cosa fondamentale, ossia che l'efficacia del Regno, soprattutto l'efficacia della Parola del Regno, non dipende dalle nostre capacità o dal nostro impegno nell'accogliere la Parola stessa. La Parola del Regno, che è poi la Parola di Dio fatta carne in Cristo, deve la sua efficacia al fatto stesso di essere Parola di Dio e non parola degli uomini; ovvero, una Parola che - come dice Isaia - "non ritorna a Dio senza effetto, senza aver operato ciò che Dio desidera, ciò per cui egli l'ha mandata".
Mi preme di sottolineare questo aspetto dell'efficacia della Parola perché, quando ascoltiamo la Parabola del Seminatore, in genere le applicazioni che ne facciamo, le conclusioni che ne traiamo, partono da una lettura "moralistica" della parabola, ovvero quella che si concentra sul tipo di terreno, sulle modalità delle nostre azioni e della nostra risposta alla Parola di Dio: per cui, ci interroghiamo su "che tipo di terreno" siamo noi di fronte alla Parola che Dio riversa nei nostri cuori, e in base alla tipologia di terreno che ci corrisponde, la Parola di Dio riesce a radicarsi e a portare più o meno frutto, a seconda appunto del terreno che incontra. Per cui, l'efficacia della Parola dipenderebbe dal tipo di terreno che incontra: da qui, l'esortazione a essere il più possibile "terreno buono" per poterci dire "veri discepoli".
Ma se l'efficacia della Parola di Dio fosse il risultato dell'impegno di ognuno di noi a costruire il Regno e a farlo fruttificare, cercando di essere buon terreno, staremmo fritti... La Parola del Regno è efficace per se stessa, indipendentemente dal terreno che trova: tant'è vero che attecchisce ovunque, perché ovunque viene gettato il seme: il seminatore della parabola non bada a spese, getta il seme ovunque, lo spreca, lo lancia anche là dove il terreno non è ben preparato, dove il terreno non è arato, dove il terreno è strada. E non ha paura, perché sa che, comunque, il seme produrrà il cento, il sessanta, il trenta per uno.
Perché - e lo vedremo nelle prossime domeniche - il Regno di Dio è molto di più di un piccolo gruppo di eletti; è molto più anche di una comunità, di una parrocchia, della Chiesa stessa; è molto più di noi singoli cristiani, che spesso riteniamo che i successi o i fallimenti del Regno dipendano da noi e dalle nostre capacità. Il Regno di Dio è un campo che corre ai bordi di una strada, un campo di periferia, un campo marginale, a volte poco arato, a volte pieno di spine e di pietre, eppure capace di produrre frutto in abbondanza, laddove il seme incontra un terreno fertile: ma tutto lo si deve alla forza di quel seme.
Che nonostante a volte cada nelle mani sbagliate, al punto che la Parola di Dio viene presa e strumentalizzata con astuzia dalle forze del male per ottenere secondi fini, alla fine riesce a produrre il cento, il sessanta, il trenta per uno. Nonostante a volte cada in mano a cristiani entusiastici e invasati, che come un fuoco di paglia si accendono e divampano all'istante ogni volta che vivono un'esperienza coinvolgente, e poi si perdono nella fatica quotidiana di vivere la fede sporcandola con il sudore della fronte, alla fine riesce a produrre il cento, il sessanta, il trenta per uno. Nonostante a volte cada in mano a gente profondamente credente che quando si rende conto della potenza della Parola di Dio la usa per i suoi biechi progetti di potere, e la assoggetta alle logiche del mercato, alla fine riesce a produrre il cento, il sessanta, il trenta per uno.
Non siamo chiamati a chiederci che tipo di terreno siamo: dobbiamo solo contemplare la forza di un seme che, nonostante tutt'intorno a lui si agitino i fantasmi della strumentalizzazione, dell'incostante euforia per le cose di Dio, e della seduzione del potere e del denaro, riesce a produrre non solo il massimo da una spiga, ma molto di più, ovvero l'abbondanza, il plusvalore.
Non preoccupiamoci, allora, di che terreno siamo in questo o in quel determinato momento: preoccupiamoci solamente di stare pronti a raccogliere i frutti abbondanti di una Parola che, quando viene seminata, ottiene sempre tutto ciò per cui è stata gettata.