Ascoltate
La pagina evangelica di oggi ha tre sezioni distinte e diverse sia come origine e tema, raccolte insieme e che è bene considerare separatamente: la parabola del seminatore, il parlare in parabole, l'ascolto della Parola.
Il seminatore
È importante soffermarsi sul soggetto della parabola: il seminatore.
Gesù sta parlando di se stesso, o meglio dell'azione di Dio nella storia, della presenza e dell'attività misteriosa di Dio nel mondo e nell'uomo per liberarli dal male e condurli a un destino di salvezza. Si dice che il seminatore uscì a seminare:
Da dove uscì colui che è in ogni luogo e riempie l'universo intero? Come uscì? Non materialmente, ma per una disposizione della sua provvidenza nei nostri confronti: si è avvicinato a noi rivestendo la nostra carne. Noi non potevamo andare a lui, perché i nostri peccati ce lo impedivano; allora è stato lui a venire a noi (San Giovanni Crisostomo).
Per noi che vorremmo un Dio giudice, capace si salvare i buoni e di estirpare il male, non è un gran ché comprensibile l'immagine del Seminatore che getta il suo seme con abbondanza dappertutto incurante dei terreni sottostanti. Non toglie i sassi della storia, non estirpa i rovi dell'umanità, solo getta il suo seme lasciandolo a stesso e all'interazione col terreno. È incredibile come l'amore del Signore arrivi a rispettare le situazioni di ciascuno, anche quelle intrise di peccato, come lasci a ciascuno la responsabilità di se stesso e della propria crescita. Non si impone, non converte, non convince ma accompagna, si intrufola nel terreno di ciascuno, cerca una relazione, rischia il fallimento, prova a crescere e produrre frutto.
Dio entra nella storia umana, va a cercare ogni terreno e ogni anfratto, esce da se stesso per essere a noi vicino mentre nella mentalità comune, ancora intrisa di paganesimo, è l'uomo che si illude di cercare Dio e si fa a lui incontro con pellegrinaggi, offerte e doni.
Sarà tolto anche quello che ha
La parabola termina con l'espressione: Chi ha orecchi, ascolti. Questa frase serve all'autore del vangelo per introdurre il tema «Perché a loro parli con parabole?».
Le parabole hanno un doppio effetto, da una parte un linguaggio semplice facilmente comprensibile a tutti, dall'altra sospingere ad una riflessione che richiede la capacità di ascoltare oltre le parole. L'ascolto vero provoca una comunicazione profonda tra chi parla e chi pone l'orecchio, dietro le parole ci sono sentimenti, pensieri, idee ma più ancora c'è il cuore; l'ascolto vero mette in comunione i cuori. Lo stare a sentire crea solo illusioni, si ha l'impressione di aver capito e invece di arricchire impoverisce, invece di avvicinare allontana, invece di comunicare divide.
Anche l'ascolto è un dono: Perché a voi è stato dato... Non c'è un merito particolare o una conquista personale, piuttosto la forza della comunione e della libertà. Se non c'è un cuore sensibile, è inutile qualsiasi impegno nel voler capire, chi si fida solo della propria intelligenza si troverà privato di ciò che crede di aver conquistato e raggiunto fidandosi delle sue forze. Tornando all'immagine della parabola quello che conta è l'interazione tra il terreno e il seme, tra colui che ascolta e chi ha seminato.
Ascoltate
È proprio il verbo ascoltare che apre la conclusione di questa pagina, ne è il dominante (è ripetuto cinque volte) e il discriminante.
Ai discepoli Gesù chiede di "ascoltare" ciò che hanno già ascoltato. L'ascolto non termina mai perché è come un dono ricevuto che ha bisogno di essere accolto, interiorizzato, approfondito, fatto proprio. Nell'ascolto e nel riascolto il dono si immerge sempre più nel terreno della nostra vita per dare frutto.
L'ascolto trova situazioni diverse tra loro che non possiamo giudicare - troppo facile puntare il dito contro i sassi o i rovi - forse neppure cambiare, piuttosto è necessario prendere coscienza del dono della Parola che abbiamo indiscutibilmente ricevuto e della nostra situazione come persone e comunità perché è in quella situazione che dobbiamo dare frutto.
Nella dinamica della vita tutto può accadere ma non deve diminuire l'impegno ad ascoltare e intravedere, in ogni situazione, la possibilità di dare frutto all'ascolto. La caratteristica del buon ascolto e quella di colui che ascolta la Parola e la comprende. Comprendere dà il senso all'ascolto, e non significa capire, scoprire i significati quanto "contenere in sé, abbracciare, racchiudere [Treccani]". È l'atteggiamento di Maria che custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (Lc 2,19).