| Omelia (09-07-2017) |
| don Marco Pozza |
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Lettera al Padre: "Mi stupisci papà" La cosa suona assai strana, eppure dev'essere accaduto proprio questo: che nemmeno Cristo - dopo esser venuto al mondo e, ancor più, dopo essersi messo in proprio dai suoi di casa sua - avesse ben capito, come non lo capisco bene ancora io, il perché della sua avventura quaggiù. Se non proprio il perché, almeno il come funzioni la logica di Dio. Era perfettamente Dio, avete ragione: è la cosa più facile da credersi, quasi nessuno fatica più nel prestare fiducia al fatto che è Dio. Era anche uomo, però, tenetelo a mente: e, come uomo, dovette spendere tanto-tempo per diventare uomo. Quella di diventare-uomo - «E il verbo si fece carne» (Gv 1,14) - fu esattamente la carriera di Dio, dal momento che uomini non si nasce, lo si diventa. "Non è neanche uomo" dici, ogni tanto, di qualcuno nel quale noti una mancanza di carattere, un'insufficienza di cuore, una latitanza di coraggio. Hai ragione: "È uno che un giorno potrebbe diventare un uomo. Non è detto che lo diventi, però". Su questo crinale, ch'è tipico di chi nasce uomo, anche Cristo ha piantato la sua tenda, accanto alla mia: ha cercato in tutti i modi di farsi-uomo pure Lui. Senza affatto scansare gli sberleffi di giornate storte: «Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì» (Eb 5,8). "E se sbagli, la prossima volta impari" era la frase preferita della mia nonna quand'ero piccolo: deve suonare più o meno così la traduzione più domestica di quella che riguarda l'obbedienza di Gesù. Che, per diventare uomo, dovette apprendere le stesse cose degli uomini: farsi barba e capelli, tagliarsi le unghie, sporcarsi le mani. Zappare, mangiare, studiare e dormire. Non gli fu semplice nemmeno - è la più grande consolazione in materia - il capire come ragionasse suo Padre: «Come padre tu eri troppo forte per me e io dovetti, di conseguenza, sostenere da solo il primo urto, per il quale ero troppo debole» (F. Kafka, Lettera al padre). Cercare di fare mente-locale su cosa s'aspettasse da Lui quel Padre che, con una parola, governava il mondo. Un Padre-Dio che era la misura di tutte le cose.
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