| Omelia (09-07-2017) |
| don Giacomo Falco Brini |
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Venite, prendete, imparate Ogni volta che leggo questo vangelo mi sembra, sia pur lontanamente, di provare qualcosa di simile a quella gioia di cui il brano parallelo di Luca ci parla, quando Gesù pronunciò quelle parole di lode a Dio Padre (Lc 10,21). E rivado sempre con la memoria a quel giorno in cui, sui banchi degli studi universitari, il professore di esegesi neotestamentaria ci parlò del significato della parola greca "ευδοκια" al v.26, laddove comunemente viene tradotta con il termine "benevolenza". Il Signore Gesù glorifica Dio perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (v.25). Ma nel versetto 26 Gesù espone il motivo più profondo della sua esultanza: sì Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. AOra, se è vero che "ευδοκια" nel suo significato lato può essere tradotta con "benevolenza" o "compiacimento" senza timore di incorrere in errori interpretativi, è anche vero che il significato nativo, per così dire, di questa parola, indica invece prima di tutto il mistero della libertà divina. Cioè sarebbe ancora più appropriato tradurre: sì Padre, perché così hai deciso nella tua libertà; oppure, perché hai fatto questa scelta. L'uomo rivendica sempre la sua libertà, ma anche Dio ha la sua. L'uomo fa le sue scelte, anche Dio fa le sue. L'uomo è attratto naturalmente a scegliere il più intelligente, il più sapiente, il più brillante, il più "forte". Dio è attratto da chi è piccolo e sceglie chi è piccolo, cioè chi non conta davanti agli uomini, chi è insignificante o non ha grande visibilità, chi non può o non vuole fregiarsi di niente davanti a Lui. S. Paolo direbbe: Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,27-29). Le scelte di Dio, da Abramo fino ad oggi, non si smentiscono mai. E allora che dire di quei grandi spiriti cristiani notoriamente conosciuti per l'elevata intelligenza e l'umana sapienza? Che dire di un Agostino di Ippona, di un Antonio da Padova o una Teresa d'Avila? Forse che questi casi smentiscono il modo di rivelarsi di Dio? Giammai. La Parola di Dio non inganna. Dio nasconde ancora le sue cose, cioè i misteri che lo riguardano, ai sapienti e agli intelligenti. Ma le rivela anche a quei sapienti e intelligenti che si fanno piccoli: in verità vi dico, se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3). Nessuna colpa quindi per chi nasce con un bel quoziente di intelligenza e per chi riceve una solida formazione negli studi umani. Basta solo saper ricondurre questi doni ricevuti alla sua sorgente (Dio) e farsi piccoli davanti a Lui. Diversamente, non si entra in relazione con il Signore e si rimane nello spirito del mondo che si oppone al regno di Dio. Il v.27 suggella quanto detto ribadendo la libertà di Dio nel rivelarsi: nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Chi non entra in rapporto con Dio come un bambino farebbe con il proprio papà (o mamma), non può incontrarlo.
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