| Omelia (25-06-2017) |
| Missionari della Via |
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Il primo invito che Gesù ci fa in questa domenica è a non aver paura, anche di coloro che potrebbero ucciderci! Certo passare dalla teoria alla pratica è tutta un'altra storia. Perciò oggi vogliamo imparare e pregare per un popolo privilegiato, che sta soffrendo tantissimo per la guerra: il popolo siriano! In particolare questo vangelo mi ha fatto pensare alla testimonianza di una suora di origine argentina che vive in Siria e svolge lì il suo servizio, e che racconta: "Una donna aveva quattro figli, qui ne abbiamo uno, un altro è morto tragicamente. Pensate che era all'ospedale, e lì venne colpito da un proiettile. Mentre la madre usciva dall'ospedale dov'era il figlio, un altro proiettile entrò dalla finestra. Quando la donna sentì lo schianto, tornò sui suoi passi e trovò suo figlio ridotto a brandelli. Questo ragazzo si chiamava Nahom. Lei lo piange in continuazione. Però lei dice che suo figlio era già preparato per il Cielo. Anch'io lo vedevo pronto per il Cielo. Lei mi racconta che anche quando era in casa col terrore che entrasse un proiettile, questo figlio le diceva, citando il Vangelo: «Non abbiate paura di coloro che possono uccidere il corpo, ma che non possono uccidere l'anima». Questa signora mi dice che se prima queste parole la tranquillizzavano, ora molto più. È morto per causa della guerra, ma ora vive in Cielo! Questo fatto mi ricorda la mia mamma. Mia madre, conversando con delle amiche che le dicevano: "Non hai visto il notiziario? Non ti preoccupi che tua figlia possa morire in quella guerra? Perché non la fai tornare?". Mia madre le rispose: «Perché mi fa questa domanda? Non si preoccupa invece che suo figlio o sua figlia escano nei fine settimana e rientrino a casa ubriachi o drogati? Capite? Morti nell'anima. Non è forse questo fatto più preoccupante? È questo il punto! E quante volte alcune madri sono preoccupatissime e non possono dormire perché il loro bambino ha un'influenza o è un po' raffreddato con febbre, e dicono: "Non posso vederlo così". Sarebbe molto più semplice insegnargli a sopportare la sofferenza e ad apprezzare l'infermità! Purtroppo non vediamo la stessa preoccupazione quando i figli vivono nel peccato! Ma guardate che per chi muore nel peccato, non c'è ritorno! Questa deve essere la nostra preoccupazione! Quando pensiamo ai nostri figli e al fatto che vogliamo dar loro il meglio, la cosa migliore che possiamo dar loro è il Cielo!. Quanto è grande questa testimonianza per noi che fra l'altro presi da tante cose impariamo a vivere con superficialità ed a commuoverci per questi eventi tanto lontani. Per noi che non cogliamo l'occasione di annunciare l'amore di Gesù ai fratelli ma ci preoccupiamo di cosa mangeremo, berremo e viviamo continue ansie e inquietudini! Quanto avremmo da invidiare ai cristiani della Siria - certo non per quanto riguarda la presenza della guerra - ma certamente perché sono persone vive, anche quando muoiono! In una società zombie, dove la morte dell'anima ci interessa poco o viene banalizzata e la paura di infermità, malattia e morte ci sovrasta e dove come tanti sonnambuli si aggirano ragazzini alienati dal benessere, ci farebbe proprio bene imparare da chi sa vivere nelle mani di Dio. Tanti nostri figli si crogiolano in anni e anni di università, quasi già con i capelli bianchi si cullano nella loro vacanza-studio, in Siria sotto le bombe si laureano presto studiando alla luce delle torce. Ecco il benessere la nuova arma di distruzione di massa dell'Europa che dimentica la provvidenza di Dio e non coglie più il Suo passaggio per le strade: all'università, al lavoro, con gli amici, a casa, nella sofferenza: Dio è sempre lì! |