| Omelia (03-04-2005) |
| don Marco Pratesi |
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La beatitudine della fede L'episodio dell'apparizione a Tommaso è famoso, ma occorre fare attenzione per comprenderne la portata e l'insegnamento. "Perché m'hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!" (v. 29). Chi sono questi che hanno creduto? Coloro che hanno creduto con segni meno forti, senza vedere Gesù direttamente. Ne è personificazione il discepolo che Gesù amava il quale, entrato nel sepolcro, aveva visto alcuni segni indiretti della risurrezione e aveva creduto (v. 8). Il rimprovero di Gesù non riguarda quindi il fatto che Tommaso abbia avuto bisogno di segni. Questo andrebbe contro tutta la Scrittura, che è piena di segni dati da Dio perché gli uomini credano. Una fede che prescinda totalmente dai segni è infatti una nostra costruzione mentale. Gesù invece rimprovera l'apostolo perché non ha creduto a quei segni che aveva, anche se poveri. Una fede robusta sa cogliere i segni di Dio, anche piccoli; una fede debole ha bisogno di grandi segni. Ecco ciò che Gesù dice a Tommaso e a noi. Tommaso non è - secondo lo stereotipo - lo scettico, quello che crede solo a quanto tocca. Ha seguito Gesù, ha rischiato, si è buttato. Ma non è nemmeno - come talvolta si vorrebbe - il campione della fede che non si accontenta del sentito dire, che desidera fortemente l'incontro col Signore, un incontro intenso, diretto, fisico. È solo un discepolo che in quel momento non riesce a cogliere i segni di Dio e a rispondere con la fede alla sfida che la situazione gli pone. Gesù però lo vede pronto a credere, e per questo gli offre un segno ancora maggiore: lui stesso e le sue piaghe. Esse sono il segno vivo dell'amore di Gesù arrivato sino al culmine. Chi ama, non può essere senza ferite! Anche noi siamo chiamati a fare la stessa esperienza, a "toccare con mano" l'amore, la misericordia del Signore, attraverso i molteplici segni, grandi e piccoli, della sua presenza e della sua misericordia. Il maestro rivolge oggi a noi l'appello un tempo rivolto a Tommaso: "non essere incredulo, credi". Anche noi, come lui, facendo esperienza della sua misericordia, buttiamoci in ginocchio davanti a Gesù e riconosciamolo Signore della nostra vita. All'offertorio: Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci apra alla fede nel Risorto, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente. Al Padre Nostro: Obbedienti alla parola di Gesù, che riconosciamo come Signore della nostra vita, preghiamo insieme a lui: |