Omelia (27-03-2005)
padre Romeo Ballan
Pasqua: fondamento e contenuto della missione

Riflessioni
Nel "giorno dopo il sabato" (Gv 20,1), Gesù è risorto! Esplode la vita, inizia la storia nuova dell'umanità, nulla è come prima, tutto ha un senso nuovo, positivo, definitivo. L'annuncio di quel fatto –che è il tesoro fondante della comunità credente- rimbalza di chiesa in chiesa, in ogni latitudine, in tutti gli angoli del mondo; diventa 'vangelo-bella notizia' per tutti i popoli. "Il sepolcro vuoto è diventato la culla del cristianesimo", come affermava San Girolamo. La tomba vuota è stata il primo passo della fede per Giovanni (Vangelo): corse al sepolcro, si chinò, vide, non entrò; poi entrò insieme con Pietro, "vide e cominciò a credere" (Gv 20,4.5.8). Era l'inizio della fede in Gesù risorto, più tardi lo videro vivente. "Il fatto principale nella storia del cristianesimo sta in un certo numero di persone che affermano di aver visto il Risorto" (Sinclaire Lewis).

Anche oggi la Chiesa missionaria dà inizio a nuove comunità di fedeli annunciando che Gesù è il Figlio di Dio, crocifisso e risorto. Non esistono altri motivi o fondamenti della missione nel mondo. Quel fatto storico, avvenuto intorno all'anno 30 della nostra era, costituisce il nucleo centrale e dirompente del messaggio cristiano, la catechesi ne arricchisce i contenuti, ne condiziona la metodologia. La missione è un evento pasquale, perché è portatrice del messaggio di vita che è Cristo stesso: il Vivente per la sua risurrezione, dopo la passione e morte. È questo il kerigma, annuncio essenziale per quelli che ancora non sono cristiani; ma fondamentale anche per risvegliare e purificare la fede di coloro che si soffermano quasi solo in compagnia del Cristo sofferente nella passione, con il quale sembra loro di identificarsi più facilmente, data la loro condizione di povertà, sofferenza, umiliazione. In realtà, la consolazione è soltanto apparente; può acquistare solidità solo nella fede e vivenza del Risorto.

La fede è graduale: Maria di Magdala, Pietro e Giovanni corsero al sepolcro con l'intenzione di recuperare un cadavere sparito; erano impreparati ad un avvenimento che non era nei loro calcoli; solo più tardi arrivarono alla fede nel Signore risorto; anzi ne divennero testimoni ed annunciatori coraggiosi (I lettura): "Noi siamo testimoni... testimoni prescelti da Dio... E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare..." (Atti 10,39.41.42). Da allora, il cammino ordinario della trasmissione della fede cristiana è la testimonianza di persone che hanno creduto prima di noi. Per questo la fede è apostolica; e la testimonianza è la prima forma di missione (cfr AG 11-12; EN 21; RMi 42-43). *

Persone trasformate dal Vangelo di Gesù risorto, che vivono i valori superiori dello spirito (II lettura), sono le uniche capaci di contagiare altre persone e interessarle agli stessi valori: quali la serenità anche nella sofferenza, la speranza davanti alla morte, la preghiera come abbandono nelle mani del Padre, la gioia nel servizio agli altri, l'onestà a tutta prova, l'umiltà e l'autocontrollo, la promozione del bene altrui, l'attenzione ai bisogni degli ultimi, la testimonianza dell'Invisibile... Così si estende e si realizza capillarmente la missione, prima e meglio che attraverso le strutture e le gerarchie. "La creazione, toccata dalla vita del Cristo, acquista una nuova dimensione. Il mondo è percorso dalla vita, la storia dalla speranza, l'uomo si trasforma in figlio" (G. Ravasi). È questa la bella notizia di cui il mondo ha bisogno. E che tutti, nel mondo, hanno il diritto di ascoltare!

Parola del Papa
* "L'annunzio ha la priorità permanente nella missione... L'annunzio ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto: in lui si compie la piena e autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; in lui Dio dona la 'vita nuova', divina ed eterna. È questa la 'buona novella', che cambia l'uomo e la storia dell'umanità e che tutti i popoli hanno il diritto di conoscere".
Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio, (1990) 44.

Sui passi dei Missionari
- 27/3: S. Ruperto (+718 ca.), vescovo di Salisburgo, evangelizzatore dell'Austria e della Baviera.
- 30/3: S. Leonardo Murialdo (Torino, 1828-1900), fondatore della Società di S. Giuseppe, per l'educazione della gioventù e le Missioni.
- 1/4: B. Ludovico Pavoni (Brescia, 1784-1848), pioniere delle scuole professionali per giovani, promotore della stampa cattolica, fondatore dei Figli di Maria Immacolata (Pavoniani).
- 2/4: S. Francesco di Paola (1416-1507), famoso per la predicazione e la vita di penitenza, fondatore dell'Ordine dei Minimi. Pio XII lo dichiarò patrono della gente di mare italiana.
- 2/4: Beati Diego Luigi di San Vitores, sacerdote gesuita, e Pietro Calungsod, catechista, martirizzati (+1672) nell'isola di Guam (Oceania).
- 2/4: B. Maria di S. Giuseppe (Laura) Alvarado, si dedicò agli orfani, anziani e poveri; morì (+1967) a Maracaibo, in Venezuela.