Omelia (13-03-2005)
don Remigio Menegatti
Il Signore e' bonta' e misericordia (185)

Per comprendere la parola di Dio alcune sottolineature
La prima lettura (Ez 37,12-14) presenta una promessa davvero grande: Dio si impegna con il suo popolo che "giace" nella "tomba di Babilonia" ad aprire i sepolcri, e tramite lo Spirito, risuscitare e ricondurre il popolo in Israele. L'uscita dalla tomba e la nuova vita portano al ritorno nella terra promessa, da cui erano partiti con l'esilio, seguito alla distruzione di Gerusalemme. Per un popolo schiavo, scoraggiato, privo di speranza queste parole suonano da incoraggiamento e come professione di fede: "saprete che io sono il Signore". Il vangelo (Gv 11, 1-45) racconta la risurrezione di Lazzaro: la richiesta delle sue sorelle per una guarigione, l'attesa di Gesù, il dialogo tra Cristo e Marta, la commozione di Gesù davanti alla tomba, l'incontro e il dialogo con Maria, e infine l'uscita dal sepolcro di Lazzaro, dopo le parole autorevoli di Gesù "Lazzaro, vieni fuori!", che suscita meraviglia e fede in molti che assistono al fatto, come pure la decisione di uccidere Gesù.

Salmo 129

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono:
perciò avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore,
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.

Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Le ultime parole del salmo giustificano le altre: è dalla fede che nasce l'invocazione e la richiesta della salvezza.
È partendo dalla certezza che "presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione" che si può invocare Dio anche "dal profondo" della tomba.
La consapevolezza che "egli redimerà Israele da tutte le sue colpe" genera la forza di sperare nella parola di Dio e di attendere con impazienza e sicurezza che questa parola si realizzi. Come un soldato di guardia che aspetta l'alba: è certo che arriva e desidera che questo momento si affretti.
Infine l'invito: sono peccatore e invoco il Signore, la misericordia e la redenzione sono come due "consiglieri" che affiancano Dio nelle sue scelte. Per questo sono sicuro di venir perdonato e sono certo di non cadere nell'abisso del nulla. Infine l'invito rivolto anche ad altri di sperare nel Signore, e attendere con fiducia che si realizzi la sua promessa di vita.

Un commento per ragazzi
Il vangelo di questa domenica ci riposta i commenti e, in qualche maniera, anche i pensieri più intimi dei vari personaggi sulla scena. Ripercorriamolo insieme, con l'aiuto del testo:
- l'attesa fiduciosa delle sorelle di Lazzaro che avvisano Gesù che il loro fratello, e suo grande amico, sta male (v. 3) proprio confidando nella loro grande amicizia (v. 5)
- la perplessità dei discepoli che vedono come Gesù non corre subito a Betania, distante tre chilometri, a guarire Lazzaro, sentono dire che questa malattia serve per manifestare la gloria di Dio e del suo Figlio (v. 4) e vedono che Gesù prima aspetta e poi parte per la Giudea (v. 6-7) e infine non capiscono se Lazzaro è solo ammalato, se è morto... (v. 11 -12) anche se Gesù dice che è morto (v. 14-15) e lui è contento per questo.
- la domanda di Marta: "perché non sei arrivato subito?" (v. 21) unita alla dichiarazione di fede in Dio (v. 22) che ascolta la richiesta di Gesù. Marta ha fede nella risurrezione finale (v. 24) e, aiutata dalle parole di Gesù, arriva a manifestare e proclamare la sua fede anche nella potenza di Gesù che sa riconoscere più forte della morte (v. 25-27)
- la domanda di Maria, anche lei con un sottile rimprovero verso Gesù per il fatto che non si è subito mosso per guarire Lazzaro (v. 32)
- Gesù stesso manifesta sentimenti contrastanti: a prima vita di distacco (v. 4), di sicurezza (v. 11), poi di condivisione del dolore (v. 33) che lo porta infine a piangere (v. 35 e 38); la gente nota e sottolinea (v. 36), aggiungendo una domanda logica: perché allora non guarire subito il suo amico (v. 37)? E ancora, in Gesù emerge chiara la fiducia in Dio (v. 41-42) nella preghiera di lode
- la reazione della gente di fronte a Lazzaro che esce dal sepolcro (v. 45) e la decisione che prendono i capi dei sacerdoti e i farisei: eliminare chi compie miracoli (v. 47-48).
Ci siamo mai chiesti quale potevano essere i pensieri di Lazzaro prima di morire? Bella domanda! Io credo che forse avrà pregato proprio con il salmo che usiamo in questa domenica: è "dal profondo" di una malattia che non lascia scampo; anche le speranze di guarigione, normale e pure miracolosa, sono ormai spente, eppure può confidare nel Signore: spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola, sono come una sentinella che attende il mattino, perché il Signore usa misericordia e offre il perdono, redime Israele da tutte le sue colpe. Parole imparate, parole sussurrate in punto di morte, parole gridate a tutti nel giorno che doveva essere solo il quarto dalla sua morte e invece è il primo del ritorno alla vita. Parole stabili anche per noi, perché vere!

Ancora una volta si realizza il miracolo: non solo quello di Lazzaro che esce dal sepolcro. Ancora più grande è quello che si attua sulle parole che corrono tra Gesù da una parte e Marta, Maria, i discepoli dall'altra.
La voce scesa dal cielo aveva detto: "Ascoltatelo" ed è proprio nell'ascolto, nel dialogo, che nasce la fede. Era successo così anche alla donna presso il pozzo di Sicar, nella regione della Samaria. E pure all'uomo nato cieco, quando incontra Gesù e passa dalla luce degli occhi a quella della fede.

Un suggerimento per la preghiera
Signore, vorremmo far nostre le parole del salmo, e dirti la nostra certezza nella tua bontà e premura verso di noi.
Ma soprattutto vogliamo ripetere con profonda convinzione le parole di Marta: "Signore, io credo che tu sei il Messia, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". Parole dette con fede, quando la tomba era ancora chiusa e il fratello vi giaceva cadavere.
Donaci una fede grande, una fede che ci fa celebrare la tua risurrezione, non come il ritorno alla vita di prima, bensì come una vita nuova, per sempre. Tu sei il Vivente, il Dio che vince la morte. Per te e per noi.