Omelia (06-03-2005)
don Remigio Menegatti
Il Signore e' il mio pastore: non manco di nulla (184)

Per comprendere la parola di Dio alcune sottolineature
La prima lettura (1 Sam 16,1.4.6-7.10-13) racconta un'altra grande pagina della storia di Alleanza: la consacrazione regale di Davide. Samuele viene mandato a Betlemme perché Dio uno ha scelto dei figli di Iesse come nuovo re al posto di Saul. Samuele vede passare davanti tutti i figli di Iesse, cominciando dal più grande, e forte. Sarà invece il piccolo Davide, che era fuori al pascolo, a ricevere l'unzione. Lo Spirito di Dio lo rende capace di vivere questa missione: da pastore di greggi a pastore-guida del popolo eletto. Il vangelo (Gv 9,1-41) presenta Gesù che guarisce un uomo nato cieco, e mostra che lui è "la luce del mondo", e chi segue lui riceve "la luce della vita" (dal canto al Vangelo). Una luce non solo fisica, ma spirituale: dalla guarigione il cieco arriva alla fede, e dichiara davanti a Gesù: "Io credo, Signore!", senza preoccuparsi delle diverse, e contrapposte, idee su Gesù.

Salmo 22

Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca,
mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Non solo Davide, ma tanta altra gente viveva con il lavoro del pastore. Conosceva bene l'impegno e l'attività instancabile del pastore per assicurare al gregge pascoli erbosi, acque tranquille, sentieri sicuri, difesa da animali feroci.
Per questo era facile usare l'immagine del pastore per presentare l'opera di Dio che si prende cura del suo popolo. Anche Gesù si presenterà come il pastore, quello buono, che dà la vita per il gregge e va in cerca della pecora che si era persa.
Altra immagine di sicurezza è ricordata nel banchetto di festa anche se attorno ci sono i nemici. La protezione di Dio rinfranca, rassicura tanto che si può preparare una mensa abbondante - il mio calice trabocca - davanti al nemico schierato per la battaglia.
Stare con Dio è il dono più atteso; capace di dare gioia per tutti i giorni della vita, giorni in questo modo accompagnati da felicità e grazia.

Un commento per ragazzi
Succede anche in famiglia quando ci sono tifosi di diverse squadre. Possiamo essere tutti felici se le nostre squadre vincono; quando invece c'è lo scontro diretto va a finire che qualcuno è soddisfatto e altri molto meno. Così le discussioni continuano per giorni: ognuno deciso a sottolineare e ribadire le sue idee; ognuno convinto che la squadra che meritava la vittoria era la sua. E il clima della famiglia rischia di diventare troppo teso.
Qui il problema non è un risultato sportivo, quanto piuttosto prima la malattia e poi guarigione del cieco, e soprattutto chi è l'uomo che lo "avrebbe" guarito. La malattia fin dalla nascita è colpa del cieco, dei genitori o cosa? Per Gesù la malattia, ma soprattutto la guarigione, è una buona occasione per manifestare l'amore di Dio, e soprattutto mostrasi a tutti come la luce del mondo.
Quando l'uomo viene guarito si accende un'altra discussione: è lui, o uno che gli assomiglia? Che vuol dire: lo ha guarito veramente, o si tratta di un sosia, e quindi non c'è alcuna guarigione?
Altro motivo di scontro, che accende una "tifoseria": il giorno in cui sarebbe avvenuto il miracolo, il sabato. Sabato, ovvero giorno di riposo, e quindi era proibito un lavoro come spalmare del fango sugli occhi del cieco. Non importa se adesso ci vede. "Non si doveva fare" dicono, i farisei. Di conseguenza Gesù è un peccatore, perché lavora di sabato. Ma se è un peccatore – controbattono gli altri – perché Dio lo avrebbe guarito, se veramente ora il cieco non è più tale? I genitori del cieco, costretti a prendere posizione, si dichiarano estranei al fatto, affermando che è loro figlio, è nato cieco, ma poi non sanno più nulla e si chiamano fuori. Il cieco invece dopo aver riacquistato la vista comincia un cammino progressivo che lo porta alla fede. Come uno che non aveva mai seguito lo sport, ma dopo quella partita comincia a interessarsi e diventa un vero tifoso.
Prima accetta che Gesù sia un profeta. Per lo meno gli ha fatto del bene: se poi sia un peccatore, questo non importa; ciò che conta è che adesso lui ci vede. Infine, dall'incontro diretto e dal dialogo con Gesù (ripensiamo all'invito "ascoltatelo") nasce la fede: "Io credo, Signore!". E qui "Signore" non è solo un termine educato per rivolgersi a una persona di cui si ignora il nome. Esprime la fede pasquale, anticipata dalla trasfigurazione: Gesù è il Signore!

Giochiamo una partita importante, facendo i conti con altri che non la pensano come noi, che provano gusto mettere in dubbio le nostre affermazioni. Ma qui non si tratta di risultati sportivi e di tifoseria. Si tratta della fede, e di aderire a Gesù, diventare la sua squadra, giocare con lui la grande partita della vita.
Fra qualche settimana nella veglia pasquale diremo anche noi la nostra fede, rinnovando l'adesione e le promesse del battesimo, dono che abbiamo da tanto tempo.
Il cammino della quaresima può assomigliare al cammino del cieco: progressivamente ci porta a dichiararci per Cristo, e vivere per lui, a vedere il volto di Dio Padre.

Un suggerimento per la preghiera
Signore, a volte in chiesa siamo interrogati sulla nostra fede, rinnoviamo le promesse battesimali. Ed è facile dire "Credo".
Altre volte è la vita quotidiana che ci domanda delle risposte, certamente più impegnative. Si tratta di aiutare gli altri, perdonare chi ci ha offesi, collaborare senza fare distinzioni, ascoltare veramente i genitori. Ci è chiesto di scegliere ciò che tu ci proponi: vivere nella sincerità e lealtà, vivere con purezza di cuore, crescere "in sapienza e grazia", così come facevi tu, o Signore, che ci liberi dall'oscurità del peccato per darci la tua luce. Aiutaci a dare delle risposte vere, che arricchiscono la vita.