| Omelia (07-05-2017) |
| don Luciano Cantini |
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Uscita di sicurezza Nel recinto Due sono le parole chiave per comprendere il senso di questo testo: recinto e porta. La parola greca usata per indicare il recinto è aulè che viene utilizzata anche per indicare il cortile del tempio di Gerusalemme; più avanti si dice: Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione (Gv 10,22), anche questa indicazione ci aiuta a identificare il recinto delle pecore con il tempio. Il testo ha un andamento enigmatico, all'inizio le parole sono gettate lì più per creare confusione, domande, generare interesse per poi sciogliere l'enigma e dare spiegazioni, infatti si dice chiaramente che essi non capirono di che cosa parlava loro. Ci vorrà tutto il resto del capitolo (la cui lettura impegna la liturgia della IV domenica di Pasqua in tre anni) per dispiegare ciò che all'inizio è solo annunciato. Dunque è il tempio di Gerusalemme, con i suoi riti, le gerarchie, i poteri che vi si amministrano, il popolo che vi si raduna, oggetto di scalate, di ruberie e brigantaggio. È ovvio che all'evangelista ormai poco importa di quel luogo che nel tempo della scrittura era già distrutto dai romani, nella sua ottica sono le comunità cristiane che vivono il rischio di chiusura, di rifugiarsi in un recinto senza porte o dalle porte chiuse. Non a caso l'evangelista ci rappresenta la prima comunità, il giorno della resurrezione mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano (Gv 20,19). "Corriamo il pericolo di rinchiuderci dentro un ovile, dove non ci sarà l'odore delle pecore, ma puzza di chiuso!" (Papa Francesco, 4 maggio 2016). È la chiusura della comunità ecclesiale in se stessa che provoca il brigantaggio, ci sarà sempre qualcuno pronto a spacciarsi per pastore, potrà arrivare a vestire porpore e talari ma non ha a cuore la salvezza dei fedeli per perseguire piuttosto progetti di autoaffermazione. Occorre fare attenzione «alla ipocrisia della mediocrità, di quelli che vogliono entrare in seminario perché sentono che sono incapaci di cavarsela da soli nel mondo». «Se tu trovi uno che è un po' troppo diplomatico stai attento. Se trovi uno che è un bugiardo, invitalo a tornare a casa» ha detto papa Francesco a un gruppo di studenti salesiani (02.05.2017).
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