| Omelia (20-03-2005) |
| padre Antonio Rungi |
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Gesù Cristo si è fatto obbediente fino alla morte di Croce E' meglio conosciuta come Domenica delle Palme, in quanto nelle nostre chiese si benedicono i ramoscelli di ulivo, in ricordo dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme prima della Pasqua; ma questa è soprattutto la Domenica di Passione e con questa giornata inizia la Settimana Santa o Maggiore. Come dire che siamo nel cuore delle celebrazioni più importanti di tutto l'anno liturgico. E la Pasqua è sicuramente, al di là della sensibilità cristiana e spirituale di ciascuno, la solennità più importante di tutto l'anno dalla quale assume significato e valore ogni gesto liturgico e celebrazione. Domenica di Passione, quindi, anche per il contesto celebrativo che ci invita a meditare sulla Passione di Cristo con la lettura del lungo testo del racconto della Passione di Cristo, quest'anno, secondo il Vangelo di Matteo. Non siamo di fronte ad un semplice racconto di fatti, ma ad una lettura teologica del sacrificio di Cristo sulla Croce per la salvezza dell'umanità. La "Passio" secondo Matteo ha alcune caratteristiche che gli altri Sinottici (Marco e Luca) ed il IV Vangelo, quello di Giovanni non hanno. Il "Cristo", secondo il Vangelo di Matteo non è travolto dagli eventi, ma si presenta come Signore, che ha nelle sue possibilità di avere ogni cosa, anche di usare la forza, ma rinuncia all'uso di essa. Gesù, infatti, non oppone resistenza durante la Passione, non reagisce, non risponde alla violenza contro di lui con altrettanta violenza, bensì sceglie la via dell'umiltà, riconoscendo in questa via il volere del Padre. Solo dopo aver percorso la via dell'umiltà apparirà sulle nubi del cielo dotato di ogni potere in cielo e sulla terra. La sintesi teologica della missione di Cristo nel mondo la troviamo espressa nel brano della lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi, che qui riportiamo integralmente: "Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre". Come si sa, il brano si inserisce in un contesto ben preciso: perché regni l'umiltà, l'amore e la concordia tra i fratelli è necessario avere "gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù". In questa luce, il brano descrive l'abbassamento (annientamento) del Figlio di Dio alla condizione umana, con tutte le più tragiche conseguenze da un punto di vista di sofferenza che potevano capitargli. Egli, tuttavia, non ha avuto paura e, come Servo sofferente, ha vissuto fino alla morte la nostra condizione ed esperienza umana. Dio ha premiato la sua fedeltà, lo ha glorificato e lo ha reso Signore. E noi in questo vero ed unico Signore di tutta la storia possiamo gloriarci e confidare. Intanto, non possiamo dimenticare che oggi è la giornata della pace e della riconciliazione, che trova il suo fondamento teologico proprio nella morte in Croce di Gesù, che con il suo sacrificio ha riconciliato il mondo con Dio. Lo scambio del ramoscello d'ulivo che usiamo effettuare in questo giorno e l'antico dell'augurio pasquale rappresentano qualcosa di importante nel contesto del cammino terminale verso questa Pasqua 2005, che si celebra nell'anno dell'eucaristia. Forte richiamo al valore dell'amore e della carità, della pace e della solidarietà, della vita e della gioia, della fede e della speranza, della prospettiva dei valori soprannaturali. Nel procedere in questa direzione, il ramo d'ulivo che ci scambieremo con i vicini e idealmente anche con i lontani sia espressione chiara per tutti coloro che lo danno e lo ricevono di camminare nella prospettiva della Pasqua, che è riconciliazione e pace. Auguri a tutti e soprattutto a quanti condividono con noi questa giornata di spiritualità tipicamente passionista, secondo il carisma di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione della Passione (Passionisti), perché facciano tesoro degli insegnamenti che ci vengono dal Signore crocifisso per noi e sappiano portare, soprattutto a quanti sono nel dolore, nella sofferenza e nella malattia di ogni tipo, il conforto vero che viene da Dio. |