Omelia (30-04-2017)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

La liturgia di questa domenica ci propone una serie di letture nelle quali Gesù Cristo, morto e risorto, è posto al centro della vita delle prime comunità e che Pietro ci indica come modello da seguire (prima e seconda lettura). Ma il nemico più insidioso, che si annida in noi, è l'incapacità di vedere e ascoltare (vangelo).

Del resto il percorso da Pasqua a Pentecoste è un cammino di crescita e di nuove esperienze nella fede, è riconoscere Gesù nella fede, cioè passare da Cristo uomo a Cristo risorto e questo spesso noi lo diamo per scontato.

Nel racconto degli Atti degli Apostoli troviamo la solenne dichiarazione di fede pronunciata da Pietro alla folla che si era radunata intorno agli apostoli nel giorno di Pentecoste, che lo porta ad esclamare che "Dio ha resuscitato Gesù e noi tutti ne siamo testimoni" e questo è il fondamento della speranza che deve abitare in noi. Il discorso di Pietro invita a rileggere la storia della salvezza alla luce della morte e resurrezione di Gesù, che è l'annuncio cristiano fondamentale, nucleo centrale della prima predicazione, che la Chiesa propone da sempre.

A tal proposito, sempre Pietro, nella sua prima lettera, ci ricorda che chi pensa di salvarsi con i propri mezzi è un illuso, la salvezza è un dono da accogliere e calare nella nostra vita.

Il vangelo ci propone il conosciutissimo brano dei discepoli di Emmaus, sul quale sono stati scritti fiumi di riflessioni e di esegesi bibliche. Un aspetto che colpisce è che inizialmente i due discepoli non hanno riconosciuto Gesù, pur avendolo frequentato, visto fisicamente e sentito parlare.

Non viene riconosciuto perché i due erano impediti dai loro sentimenti di delusione e dalla perdita di ogni speranza legata alla fine in croce di quel Gesù nel quale avevano riposto tutto. Non erano capaci di prestare attenzione al compagno di viaggio che rivelava loro il vero senso dei fatti che avevano vissuto, non capivano e non sentivano! È il rischio che corriamo anche noi, quando, presi dai nostri problemi, dalle nostre preoccupazioni, non riusciamo a cogliere la luce che ci viene dalla fede.

Dei due discepoli l'evangelista Luca ci riporta solo il nome di uno, Cleopa, e non ci dice nulla sul secondo. Su questo fatto gli esegeti si sono sbizzarriti nel fare varie ipotesi, ma forse la più semplice è che l'evangelista invita tutti noi, che leggiamo il fatto, a dare il proprio nome al secondo personaggio: anche noi non siamo sempre in grado di riconoscere la presenza di Gesù, perché incapaci di capire il senso e le ragioni di quello che accade (stolti) e incapaci di prendere decisioni e di lasciarsi coinvolgere fino in fondo (lenti di cuore); è spesso più difficile aprire il cuore che il portafoglio!

Gesù con i discepoli fa il "terapeuta", solleva e salva; infatti Luca ci dice che «Gesù, con pazienza, si mette a spiegare ai due discepoli i passi della Scrittura che lo riguardavano, incominciando da Mosè» (cfr. Lc 24,27), aiuta cioè a rileggere i fatti alla luce di quanto ci dice la Parola di Dio. Senza questo ascolto vero non può nascere in noi il desiderio che nacque nel cuore dei due viandanti che gli fece dire "resta con noi, perché si fa sera!". Se si fa l'incontro autentico con il Risorto, il cuore si riaccende, ritorna la fiducia e la voglia di ricominciare.

L'episodio dei discepoli di Emmaus rappresenta la storia del cammino con il Risorto, mai concluso, cosparso di partenze e di ritorni, di delusioni e di gioia, di momenti bui e di momenti di luce e raccoglie in sintesi gli ingredienti fondamentali della vita cristiana in una dinamica vitale che scende nella quotidianità.

Il racconto si chiude con il fatto che i due discepoli a cui Gesù aveva acceso i cuori, non tengono per se il dono dell'incontro con il Risorto, ma ripartono subito per Gerusalemme per annunciare agli altri come il Signore si fosse manifestato. La fede non la si tiene per sé; la fede, come tutti i doni di Dio, è fatta per essere donata.

Anche noi spesso viviamo momenti bui, in cui tutto va storto, non riusciamo più a far quadrare le nostre certezze, ci pare di perdere tutto quanto abbiamo costruito e perdiamo il controllo della situazione con il rischio di vedere intorno a noi solo nemici da combattere e non compagni di viaggio di una storia nuova da costruire insieme. La novità spaventa sempre, ci costringe a cambiare qualcosa, a convertirci almeno un po', e convertirsi comporta rinnegare in tutto, o in parte le nostre convinzioni profonde, per assumere una mentalità nuova: questo è quanto Gesù, il Risorto, ci invita a fare oggi.

Ogni domenica celebriamo l'eucaristia, anche noi siamo chiamati a riconoscere il Cristo presente nel gesto dello spezzare il pane, che non serve solo per noi, a nutrire la nostra fame di Dio, ma è un invito a partire, senza indugio e annunciare che il Signore è risorto e lo abbiamo riconosciuto nel sacramento dell'altare!


Per la riflessione di coppia e di famiglia.

- Cristo uomo, Cristo figlio di Dio risorto: quale immagine di Cristo abbiamo? Vediamo il Dio e dimentichiamo l'uomo o viceversa?

- I discepoli di Emmaus erano presi dai loro problemi e incapaci di leggere gli eventi alla luce della Parola di Dio. Siamo capaci noi di vivere il quotidiano alla luce della fede? Come?

- Quando andiamo alla messa (eucaristia), come viviamo lo "spezzare il pane": come i discepoli di Emmaus nella prima parte del racconto o pronti ad andare ad annunciare la buona novella (vangelo) a tutti coloro che incontriamo? Come viviamo questa esperienza nella nostra coppia e in famiglia?


Don Oreste, Anna e Carlo - CPM Torino