Omelia (20-03-2005)
LaParrocchia.it
Osanna al Figlio di Davide

Meno di quattro giorni dopo il suo trionfale ingresso in Gerusalemme, Cristo sarà arrestato, giudicato e condannato a morte. Nulla gli sarà risparmiato. Sarà oggetto delle più volgari umiliazioni e delle più crudeli torture. Dal momento che anche la più piccola delle sofferenze avrebbe avuto un valore infinito, perché ha voluto arrivare a tanto?

- Per infonderci un vivo orrore del peccato. Dice il profeta: Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Con cuore contrito e umiliato, anche noi dobbiamo dire: Sono io il responsabile del suo supplizio; egli espia i miei peccati!
Per farci intravedere il mistero del suo amore. Sapendo che Cristo si offrì volontariamente al ludibrio e alla morte per noi, non possiamo non comprendere che egli ci ha amato di un amore infinito.

- Come dobbiamo vivere il mistero della Passione di Cristo? Compatire le sue sofferenze, commuoversi fino alle lacrime, non basta. "Non piangete su di me", ha detto Gesù alle donne che lo seguivano.

- Dobbiamo accettare di soffrire insieme con lui. Accettare con amore la volontà del Padre, accettare le croci e le sofferenze, in unione ardente e feconda con Cristo crocifisso.

- Dobbiamo vedere in coloro che soffrono la figura di Cristo sofferente. Vogliamo vedere il volto del Signore? Ebbene, è lì sotto i nostri occhi: un mendicante coperto di stracci, un malato grave, un disoccupato... Cristo è nascosto dietro di loro. Facciamo qualcosa per aiutarli e consolidarli: in essi aiuteremo e consoleremo il Signore.