Commento su Giovanni 20,19-31
Alleluia, Cristo è risorto! È veramente risorto! Cristo è risorto, alleluja!
Nella liturgia di questa seconda domenica di Pasqua, la Chiesa ci propone due manifestazioni del Signore risorto; avvengono entrambe di domenica, nel Cenacolo, dove era riunita la comunità cristiana. La prima volta Tommaso è assente e non vuol credere alla testimonianza degli altri; lo ritroviamo la domenica successiva insieme agli altri e lì lo incontra. Cosa ci dice questo? Che incontriamo il Signore risorto nella Chiesa, nella comunità di Gesù, specialmente quando la domenica si riunisce insieme per celebrare l'Eucaristia! La fede "fai da te", della serie: credo a modo mio... mi confesso direttamente con Dio... è fasulla! È la Chiesa che mi trasmette la presenza di Cristo e la vita nuova in Cristo; la fede è relazione e richiede relazione!
La Chiesa è il luogo dove si può far esperienza del Risorto e della sua divina misericordia, specialmente attraverso un sacramento spesso ignorato: la Confessione. Cosa è il peccato? Un'offesa a Dio, una ferita inflitta al suo cuore, una trasgressione della Sua Parola; è un fallimento come persone, un limite alla nostra libertà e capacità di amare; è un danno inflitto agli altri, un disordine introdotto nel mondo. Che cosa comporta il peccato? Il distacco da Dio, come un ramo tagliato dal tronco e dunque la sua assenza dal cuore che determina la morte dell'anima. Passo dopo passo il cuore si indurisce e la volontà si indebolisce; tendiamo a diventare schiavi delle cose e dei modi sbagliati di fare.
Ma io mi confesso direttamente con Dio, molti dicono. Sì, va bene l'esame di coscienza, ma per ricevere il Suo perdono devi andargli a chiedere scusa nella persona del sacerdote, che è lì per accoglierti, non per giudicarti, proprio come lo stesso Gesù disse a santa Faustina in una rivelazione privata: Sono Io che assolvo, che confesso e accolgo i peccati dei penitenti, attraverso gesti e parole del confessore.
D'altronde Gesù è stato chiaro no? A chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete resteranno non perdonati! E poi saper chiamar le colpe per nome è un atto di maturità, e ricevere l'assoluzione ci dà la certezza di essere stati perdonati, riconciliandoti non solo con il Signore, ma anche con gli altri, con la Chiesa che abbiamo ferito col nostro peccato.
Ma io mi vergogno: coraggio, sa vergognarsi chi è umile e attento al suo cuore. E poi pensa: Dio i miei peccati già li sa, io ormai li ho già commessi, a che mi serve tenere questo marcio nel fondo del cuore? Sì, ma dirli al sacerdote non è facile... coraggio, li non c'è un giudice, ma un fratello che ti capisce, ti consiglia e poi dimentica tutto!
La Chiesa non è un'associazione, non nasce dalla stesura di uno statuto, ma da un atto di amore e misericordia di Dio; nasce dal suo coraggio, che non ha paura della nostra debolezza e del nostro peccato... La chiesa non è la comunità che non pecca, ma è la comunità perdonata dove si perdona il peccato. G. Chesterton, interrogato sul perché della sua conversione al cattolicesimo disse: "mi faccio cattolico per ricevere il perdono dei peccati". Aveva ben capito che la Chiesa è il luogo dove si celebra la misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione... Il vero cristiano sa che essere Chiesa significa lasciarsi perdonare da Dio attraverso la Chiesa e i suoi ministri: e questo continuamente! (A. Comastri).
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