| Omelia (20-03-2005) |
| Totustuus |
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Tema Le letture di oggi parlano del servo sofferente del Signore. Il profeta Isaia presenta la figura misteriosa del servo del Signore la cui precisa identità non è chiara. Quella che è chiara è la consapevolezza del servo della sua capacità, dono di Dio, di "saper indirizzare una parola di conforto allo sfiduciato" (cfr. v. 4). Il servo, inoltre, deve sopportare il dolore e l'ostilità altrui, ma trova la forza nell'aiuto del Signore. Il salmo 22 riporta il grido di chi soffre gli insulti e le beffe di coloro che lo scherniscono. C'è un insistente invocazione dell'aiuto del Signore. Il salmo si conclude, in contrasto con l'iniziale tono d'implorazione, con una dichiarazione affermativa a lode del Signore. Il salmo unisce la sofferenza e la lode di Dio. I versetti finali (28-32) profetizzano il riconoscimento universale del Signore come re. Il Vangelo di Matteo riporta la narrazione della Passione di Gesù. Come avviene con tutto ciò che riguarda la vita terrena di Gesù, ogni dettaglio è caricato di significato pregnante: la nuova Pasqua cristiana della quale l'Esodo fu solo mera prefigurazione; il mistero del male traditore annidato nel cuore di Giuda; il significato della Presenza Eucaristica; 'lo scandalo' per la mente e per la volontà del Messia sulla croce; la sofferenza di Gesù nell'Orto degli Ulivi; il suo silenzio ed il rifiuto di usare la sua forza e la sua potenza; la ottusa ostinazione delle autorità religiose; la sincera ammissione di un centurione romano; l'apparente fallimento del Messia. San Paolo recita un antico e famoso inno che ricapitola il significato teologico della nascita e della morte terrene del Messia, un piano concepito da Dio così che tutti i popoli possano giungere a conoscere l'amore di Dio in Gesù Cristo. Dottrina La Passione. È chiaro dai testi della Sacra Scrittura che la morte per crocifissione era stata prevista e annunciata da Gesù. Era ben consapevole del preciso momento della sua morte e avrebbe potuto evitarla, ma deliberatamente decise di non farlo. Sapeva di adempiere qualcosa di preordinato. E tuttavia, se non ci siamo abituati alla consuetudine della narrazione, resta ancora aperta la questione del "perché". Perché Dio ha scelto proprio questo particolare modo di intervenire nella vita umana e nella storia? Cosa ci rivela della realtà delle nostre stesse vite qui ed ora? Quale esperienza ci sta trasmettendo Dio? Ci sono verità che vengono rese drammaticamente evidenti dalla morte di Gesù sulla croce. Ogni persona ha bisogno di essere 'salvata'. Gesù ha "pagato il prezzo" di questa salvezza personale. Siamo liberi di scegliere (ed è necessario che scegliamo liberamente) o di rifiutare questa salvezza. Siamo chiamati, in qualche modo, a partecipare con Gesù alla salvezza degli altri. Come cristiani, siamo chiamati a vivere questa realtà di morte in sacrificio nella nostra vita, per noi e per gli altri. Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 559-560 si riferiscono all'ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme; i paragrafi 571-619 trattano della sofferenza e morte di Gesù. Applicazioni pastorali È, forse, duro per noi penetrare e sperimentare il vero significato della Passione di Gesù. Siamo avvezzi agli eventi e ai consueti termini teologici nei quali viene espressa questa realtà. Ma possiamo avere ancora delle difficoltà a raggiungere l'esperienza della Passione e ad apprezzare il ruolo determinante di essa nella nostra vita. Alle nostre menti può apparire come un pezzo da museo della storia, che aveva valore in un altro tempo e in un altro luogo. La nostra incapacità di comprendere l'esperienza della Passione può essere dovuta ai nostri modi di pensare e di vivere che presuppongono delle premesse diverse, non cristiane. Può darsi che ci limitiamo a pensare solo a questa vita e alle nostre preoccupazioni immediate. Può darsi che siamo incapaci o non disposti a vedere la natura transitoria di tutto quel che sappiamo. Può darsi che non ascoltiamo più i desideri profondi del nostro cuore, perduto in un turbine di ansie e inquietudini. Può darsi che stiamo vivendo organizzatissime vite disordinate. La Passione di Gesù mira ad uno scopo differente nella vita e ad un modo diverso di pensare e valutare. Gli israeliti sapevano bene delle loro prostranti condizioni di vita come schiavi in Egitto, e bramavano essere liberi. Erano disposti e pronti a lasciare uno stato insoddisfacente, intollerabile della vita per seguire la promessa di una patria e di pace nella libertà. Dobbiamo giungere ad una simile visione della vita, se la Passione deve rappresentare per noi più di una strana storia di eroismo fallito. Se guardiamo oltre la frenesia dell'attività, vedremo cos'è quel che realmente cerchiamo. Vedremo il valore autentico, non esagerato di ogni cosa. Possiamo cominciare a vedere le reali (cristiane) dimensione di questa vita. È allora che la Passione di Gesù Cristo diviene la spiegazione, lo scopo e il processo della nostra stessa vita. Uno degli aspetti caratteristici del cristianesimo è che, per quanto l'esito finale sia già assicurato, ben poco è stato stabilito al nostro riguardo nel breve termine. Non ci viene promessa una sicura protezione da qualsiasi danno, né ci viene garantito il successo visibile. Quel che ci è stato assicurato è la presenza di Gesù, specialmente nell'Eucaristia. Dobbiamo diventare avvezzi a questa presenza, così che divenga un'esperienza personale, confortante. In questi tempi disumanizzanti, abbiamo bisogno di una pedagogia eucaristica per poter imparare come ascoltare col cuore e trarre forza e luce dall'Eucaristia. |