| Omelia (09-04-2017) |
| don Maurizio Prandi |
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La Croce, inizio di un mondo nuovo Abbiamo ascoltato una domanda nel vangelo di oggi: chi è costui? E anche la risposta: il profeta Gesù, da Nazareth di Galilea... Matteo insiste, una volta di più, sulla provenienza, poco nobile di Gesù, colui che, ad un esame attento del testo emerge come l'innocente: - Per il sinedrio (non trovano motivo di condanna... - Per Giuda (che ammette: ho tradito sangue innocente) - Per Pilato e sua moglie - Per la folla, che non da una motivazione per la condanna di Gesù, solo ripete rabbiosamente: Crocifiggilo! Di più... Gesù emerge come il Dio che si perde... e lo fa per ritrovare tutti quelli che si sono allontanati, dispersi. Ma ancora: il Dio che di fronte al rinnegamento degli uomini conferma la fedeltà al patto, all'alleanza. Il Dio che di fronte alla violenza subita oppone un netto rifiuto a qualsiasi espressione di forza. Un Dio che, pensando a come si apre il primo dei cinque discorsi di Gesù nel vangelo di Matteo, non ha ripensamenti e mette in pratica, vive concretamente lo Spirito delle Beatitudini → beati i miti, beati i perseguitati, beati i poveri. Il vangelo e la Croce di Gesù segnano l'inizio, per quanto riguarda la religione, di un mondo nuovo e quella novità apre una breccia nei cuori di alcune persone che riconoscono la vera identità del crocifisso. Legato a questo c'è quel particolare nel testo, così importante, del velo del tempio che si squarcia. Il velo, ricorda don A. Casati in un commento, divideva l'atrio dei pagani dal santuario vero e proprio, dove "abitava" la presenza di Dio. Ora non c'è più nessuna divisione, l'accesso è libero, si può andare, ci si può avvicinare, si può stare alla presenza di Dio. Anche uno straniero, anche un pagano come il centurione romano può dire: questi era veramente il figlio di Dio. L'invito allora vale anche per noi oggi a non accodarci all'idea che se c'è un Dio deve dimostrarlo... no... è necessario stare con chi resta abbagliato, affascinato da quel Dio che invece di salvare se stesso perde la propria vita. |