Omelia (09-04-2017)
don Alberto Brignoli
Prendiamoci le nostre responsabilità

Leggendo attentamente la Passione secondo Matteo, mi sono accorto di una particolarità, che mi piace sottoporre alla vostra attenzione, dopo averla fatta mia. Comparandola con le narrazioni di Passione degli altri sinottici (e ancor più con quella di Giovanni) ho notato una differenza sostanziale, ossia l'insistenza da parte dell'evangelista sulla responsabilità personale di fronte alla vicenda di passione e morte di Gesù. È l'unica passione, infatti, in cui Giuda viene fatto uscire allo scoperto; durante l'ultima cena, quando chiede se sia lui colui che lo consegnerà, il Signore gli risponde "Tu l'hai detto", richiamandolo così alla propria responsabilità.
Una responsabilità che Giuda poi riterrà talmente grande da prendere la decisione di togliersi la vita, e pure questo è presente solo nella narrazione di Matteo, il quale sembra proprio insistere sul rimorso derivante dal gravoso peso della responsabilità del gesto di Giuda, che ha ritenuto il perdono di Dio assolutamente immeritato e comunque sproporzionato rispetto al peccato commesso. In fondo, Giuda non si è assunto le proprie responsabilità; se le è scrollate di dosso, gettandole - come ha gettato le monete d'argento nel tempio - addosso agli altri, ai capi del popolo in primis, ma in definitiva pure a Dio stesso, ritenendolo signore e manovratore del suo destino, quasi si sentisse lasciato solo, quasi si sentisse assassinato da lui, invece che amato e perdonato. E nei confronti del Maestro, è tutto un gioco di scarico di responsabilità: Giuda che non ne vuole sapere di averlo ucciso, i capi dei sacerdoti che non ne vogliono sapere del suo rimorso e dei suoi sensi di colpa, Pilato (è solo qui che compie il gesto suo per antonomasia, lavarsi le mani) che non ne vuole sapere di entrare nella storia delle religioni come colui che ha contribuito a dare il via al cristianesimo con la sua sentenza, e poi ancora una volta lui e i capi dei sacerdoti che non vogliono prendersi la responsabilità di mettere la guardia al sepolcro, spaventatissimi dall'opportunità, divenuta poi reale, che il Maestro avesse ragione e potesse risorgere dopo tre giorni... I
Insomma, nessuno che accetta di confrontarsi responsabilmente con il Cristo: quando invece sarebbe molto più semplice accettarlo come il Messia, il Figlio di Dio, lasciando che instauri liberamente e senza contrasti il suo regno. Ma è lui che vuole che ci prendiamo la responsabilità di fare una scelta: stare con lui o contro di lui. In fondo, il suo regno lo inaugurerà comunque, proprio sulla croce, come dice il cartello stesso con il motivo della sua condanna.
Quello che per la storia è una sentenza capitale emessa da un giudice, per la fede è la profezia di un Regno che sta per compiersi. Dipende molto anche da noi: ascoltando la sua Passione possiamo rimanere inermi spettatori che ascoltano una rappresentazione e poi battono le mani, oppure divenirne protagonisti, recitando fino in fondo la nostra parte e facendo la nostra scelta, senza paura. Non abbiamo nulla da perderci, e tutto da guadagnarci: ovvero, Cristo, il Tutto della nostra storia.