| Omelia (02-04-2017) |
| don Alberto Brignoli |
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Amare da morire Ho sempre vissuto in quello sperduto villaggetto di Betania, poco distante da Gerusalemme, da quando sono nato a quando sono morto: anzi, vi ho vissuto anche dopo, per la verità... Avevo due sorelle, Marta e Maria, zitellone come me, che mi avevano trascinato all'ascolto di un predicatore molto in auge, in quel tempo, dalle nostre parti: un certo Gesù di Nazareth, umile falegname con la passione per la predicazione e i miracoli. Era particolarmente affascinante, perché non parlava come gli altri rabbini, o come gli scribi e i dottori della Legge: era uno che nelle sue parole ci metteva passione, sapeva davvero comunicare vita alle persone...ed io ne so qualcosa, poi vi dirò anche perché. Non ricordo bene come sia iniziato il nostro contatto con Gesù, ma credo casualmente (almeno per noi, per lui pare che nulla avvenisse mai a caso...): stava camminando con i suoi discepoli in uno dei suoi numerosi viaggi a Gerusalemme, e ci è capitato in casa chiedendoci un minimo di ospitalità, credo anche solo per rinfrescarsi un attimo. Ma che "un attimo"...voi non conoscete mia sorella Marta: quella è un bulldozer dell'ospitalità, se qualcuno le chiede un bicchiere d'acqua ti porta una cassa di bibite, se le chiedi un panino ti arriva con un tacchino ripieno... e questo lo fa con tutti, potete immaginare col Maestro di Nazareth...ci faceva impazzire! Soprattutto a mia sorella Maria, che non è che brillasse di iniziativa e di capacità in cucina, quella svegliona...lei era proprio affascinata da Gesù, si perdeva via delle ore ad ascoltarlo, e questo a Marta non andava giù, anche perché ascoltare e parlare con l'ospite di per sé era compito non delle donne, ma del maschio di casa, cioè del sottoscritto. Ma poiché anch'io ero già stato precettato dal "maresciallo" per la cucina, a maggior ragione doveva andarci anche la mia sorellina! E Marta non stava mica zitta! Una volta, addirittura Gesù è stato oggetto dei suoi rimproveri: gli ha detto senza mezzi termini di piantarla di far perdere tempo a Maria e di mandarla in cucina ad aiutare, altrimenti nessuno avrebbe mangiato, né lui, né i suoi dodici seguaci e tanto meno noi! Va beh, il Maestro ha cercato di farle capire che non era così necessario diventare matta per preparare chissà cosa, anche perché la cosa più importante era stare con lui, perdere tempo per lui e con lui... Noi tre volevamo un bene dell'anima a Gesù, avremmo fatto follie per lui (Maria una volta per ungerlo ha comprato una libbra di profumo di nardo...il valore corrispettivo di circa 10.000 euro attuali, con conseguente arrabbiatura di quel "giuda" di un Giuda...): ma anche Gesù ci voleva bene, veramente tanto, e ce lo ha dimostrato più volte, soprattutto in occasione della mia grave malattia. Sì, perché io tre anni dopo aver conosciuto il Maestro, mi sono ammalato gravemente, e quando ero sul punto di tornare alla casa del Padre le mie due sorelline hanno fatto l'impossibile per avvisare Gesù, perché venisse anche solo a dire una preghiera per me, se non fosse stato possibile il miracolo della guarigione... Io non chiedevo tanto: anche solo un po' di consolazione, una parola di conforto, per andarmene senza soffrire e senza far soffrire, perché quando c'è un familiare gravemente malato in casa, chi soffre non è solo lui, anzi, lo sono soprattutto coloro che lo vedono soffrire e sentono il dramma di non poter fare nulla per alleviare il suo dolore. Sta di fatto che il Maestro non è riuscito a venire a trovarmi, perché nel frattempo io sono venuto meno. Per favore, non chiedetemi nulla di quei quattro giorni nella tomba... non vi dirò mai com'è l'aldilà. È questione di fede. Quella fede che ha messo a dura prova le mie sorelle. Marta ha reagito a modo suo, prendendosela con il Maestro perché non era arrivato in tempo e non mi aveva potuto salutare. Va capito, del resto: pochi giorni prima aveva guarito un uomo cieco dalla nascita in giorno di sabato, e i capi del popolo cercavano in tutti i modi di eliminarlo, per cui si era rifugiato in Galilea. Alla fine, si era deciso a venire a Betania, ma era troppo tardi. Chissà cosa sperava ancora mia sorella Marta, convinta che lui avrebbe ancora potuto fare qualcosa per lei e per Maria, stando loro vicino, perdendo del tempo con loro: del resto, non è che si potesse fare molto di più. Anche Maria è corsa a manifestare al Maestro la sua disperazione; entrambe avevano perso l'uomo di casa, e non essendo sposate, nessuno più si sarebbe preso cura di loro. Il loro pianto era talmente grande che molti, moltissimi Giudei erano venuti da Gerusalemme a piangere con loro. Mi hanno detto che pure Gesù ha pianto per me...forse era l'unica cosa che poteva fare, quella di essere triste con chi è triste, e felice con chi è nella gioia, come ci aveva sempre insegnato. A me, e credo anche a Marta e Maria, andava già bene così. Invece il Maestro vuole venire a farmi visita: e la cosa più impressionante è che chiede a Marta di scoperchiare il sepolcro...praticamente, di profanare la tomba: ci mancava solo questa, era il pretesto per i Giudei di metterlo a morte. Marta ha cercato di fargli capire che non era più il caso, che l'odore sarebbe stato insopportabile, che erano già passati quattro giorni (nemmeno lui rimarrà più di tre giorni nel sepolcro), che ormai non restava che rassegnarsi e rielaborare con calma il lutto. Niente da fare. Non ha voluto sentire ragioni: e non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io invece ho sentito, eccome! Ho sentito la sua voce che mi chiamava per nome. Ho sentito il mio cuore tornare a pulsare. Ho sentito il sangue scorrermi nelle vene. Ho sentito il respiro entrare dalle mie narici. E sono uscito, come attratto da una forza alla quale non riuscivo a resistere. Ho sentito le voci degli uomini e delle donne che piangevano per me trasformarsi in grida di stupore e di orrore insieme; ho sentito il Maestro che ordinava di togliermi le bende e di lasciarmi andare. Faccio ancora fatica a ricordare dove andai, quando mi sciolsero. Ma non dimenticherò mai l'amore che ho sentito nel cuore, quando sono tornato alla vita. È per amore del mio amico Gesù che sono tornato in vita; è per amore alla vita che lui mi ha strappato dalle mani della morte; è per amore, sempre e solo per amore, che la vita può rinascere da tutte le situazioni di morte. "Ti amo da morire", si dicono gli innamorati qui a Betania, guardandosi negli occhi. E pensano alla mia vicenda. Perché oramai sanno che l'amore è più forte anche della morte. |