Omelia (13-03-2005)
Monastero Janua Coeli
Io sono la Vita

La gioia su volti straziati di dolore... è possibile? Ogni volta che il fallimento, il senso del nulla, l'insignificanza, il "vegetare" ci si pone davanti come sepolcro, con la sua forza di attrazione e il grido del cuore si fa gemito e invocazione: Ora basta, Signore. Meglio morire che vivere... il Signore ci chiede di partire perché il terreno della vita quotidiana su cui lui scrive, chinandosi fino al nostro essere polvere, è il tracciato della sua legge. Lì dove le pietre della condanna si disintegrano e il dito di un Dio imprime richiami di amore è il grembo della rinascita. Ma quanto può durare una scritta sulla sabbia? basta una folata di vento o un'onda bizzarra a farla scomparire. E allora, si può fondare una vita su un invito scritto nella polvere?!... Benedetto uomo che insegui certezze per non sentirti fragile!!! "Fallire il bersaglio" (peccato nella terminologia greca si riconduce a questo significato) non deve per te essere umiliante perché tutti ci alleniamo a centrare l'obiettivo. La capacità raggiunta non escluderà mai del tutto la fallibilità... e proprio quella vulnerabilità che ti scotta ti salverà dal sentirti un "idolo" muto e fermo, sempre uguale a te. Nella vitalità inafferrabile e sovrastante del tuo sentire e del tuo volere puoi riporre la tua speranza perché lo spazio che copre la distanza tra l'arco che possiedi e il bersaglio che hai davanti è il luogo dove vivi l'incontro con il Vivente... Qui è la tua vita che scorre. Non crucciarti se ti capita di morire. Qualcuno viene da lontano appositamente per te, e piange perché non ci sei più fino a pronunciare parole di risurrezione: Vieni fuori!... Scioglietegli le bende e lasciatelo andare... La voce di Dio ti chiama con forza e il tuo nome che narra il bene tra te e Lui esce dal sepolcro di te stesso per narrare ancora; quando le mani dei fratelli ti restituiranno alla libertà gratuitamente ricevuta dall'Amore eterno, finalmente gusterai la vita come Dono.

Io sono la vita

MEDITAZIONE

Domande
Io sono... Quando la vita ti propone uno sforzo insensato e la morte sembra essere l'ultima parola, resta un'unica chiamata insopprimibile: Vieni fuori! Crediamo noi alle parole di Cristo oppure preferiamo restare imprigionati nelle bende della non vita?

Chiave di lettura
Questo avvenimento che segna nel vangelo di Giovanni la condanna di Cristo è straordinariamente "fatale". Betania: la casa di Lazzaro, di Marta, di Maria. Lazzaro si ammala, le sorelle avvertono Gesù. Lazzaro è amico di Gesù. Non chiedono nulla, perché sanno che non viene meno l'attenzione di Gesù alla loro vita. E Gesù non va subito, anche se poteva essere più che lecito il desiderio di andare subito e fare qualcosa. Giovanni ricorda che Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Sa quale è il desiderio di Dio su di loro e quindi si trattiene per due giorni ancora prima di andare. Si è addormentato, non è più sulla terra dei viventi, attende l'Unico capace di svegliarlo. La morte è la via che porta alla pienezza della vita. E quando sembra che Dio non sia presente più perché "incompatibile", Lui vita, con la morte, proprio allora si rileva nella sua gloria. Più si sta nella luce, più essa "acceca" e fa buio intorno. Il velo dell'oblio si stende su tutto e il Silenzio comunica segretamente il senso di ciò che è stato. Quando arriva Gesù il cuore grida: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!... e qui inizia il cammino di fede verso la tomba che restituirà il fratello e l'amico. Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.

PREGHIERA
Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano ituoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. (Salmo 129).

CONTEMPLAZIONE

Perché, Signore, non sei con noi quando moriamo? Eppure tu sei nostro amico... Non ascoltarmi, Padre, quando pronuncio stolte parole. Aspetta che arrivi a pronunciare parole di attesa e di speranza, parole come queste: Credo, Signore, che tu versi lacrime per me che esanime nel sepolcro attendo il risveglio a vita nuova. Tu, Maestro, sei qui e mi chiami. Ti commuovi profondamente per me, mentre io avvolto nelle fasce della non vita affondo nel buio della lontananza e di una solitudine di corruzione, escluso dai viventi. Un sapore amaro mi abita ogni volta che le parole del salmo firmano le mie parole come parole di morte: La loro gola è un sepolcro aperto... Signore, pronuncia anche per me le parole della risurrezione: Vieni fuori! Fuori da tutto ciò che non mi permette di essere uomo. Fuori dall'isolamento sterile dell'avvoltolarsi in bende e sudari di morte. Non dimenticarti, mio Dio, di chiedere ai miei fratelli di sciogliermi dai legacci che mi impediscono di vivere e di dare a me la piena comprensione di quanto importante sia la loro presenza di libertà accanto a me. Il mio rinascere sarà motivo di morte per te, volentieri diventerò la grotta del tuo riposo per abbracciare la tua umanità esausta dall'amore interamente versato.

Per i piccoli
Lazzaro è malato e muore. Gesù è lontano. Sono molto amici. Perché Gesù permette che muoia e poi lo fa risorgere? Non poteva non farlo morire? Era più semplice per tutti. Sarebbero stati tutti più contenti, avrebbero sofferto tanto di meno e anche Lazzaro, poverino, non sarebbe andato a stare quattro giorni in un sepolcro. Certe volte sembra che Dio non ragioni bene... Il Vangelo ci insegna come ragiona Gesù. Sa che sta male e invece di correre a guarire, aspetta due giorni, in pratica aspetta che muore! Poi va e quando sta davanti alla tomba, sapendo che lo avrebbe dopo cinque minuti tirato fuori da lì, scoppia a piangere. Davvero incredibile. Che significa quel pianto? Lo sapeva, era questione di poco tempo. Mah! La conclusione: Lazzaro esce tutto bendato e invece di scioglierli lui le bende lo chiede a quelli vicino... ma è o no amico di Lazzaro? Non poteva abbracciarlo, contento di rivederlo vivo? Pensandoci bene, Gesù è proprio il Dio della libertà. Siamo noi che ci facciamo tanti problemi. Il suo amore rispetta tutto di noi. Come si poteva credere che Lui era la risurrezione, se non facendo risorgere Lazzaro? Proprio perché ne aveva guariti tanti, c'era bisogno che uno morisse per farlo risorgere. E il dolore di Marta, Maria era necessario per sperimentare poi la gioia dell'avere di nuovo con sé Lazzaro. Povero Lazzaro! È morto due volte lui. Questa volta e poi alla fine, quando lascerà per sempre questo mondo. Chissà che effetto! Una cosa è straordinaria. Gesù è la vita, e la morte è appena un sonno da cui lui ci può svegliare!